VIAGGIO NEI DISTRETTI SCALIGERI. Settore in fase di ristrutturazione, soffrono i piccoli. Vince la scelta dell'alta qualità. Scarpe, sette aziende chiuse ma l'export riprende quota

VIAGGIO NEI DISTRETTI SCALIGERI. Settore in fase di ristrutturazione, soffrono i piccoli. Vince la scelta dell'alta qualità. Scarpe, sette aziende chiuse ma l'export riprende quota
Crisi e delocalizzazione hanno tagliato gli addetti 4mila con 399 imprese, ma 10mila sono all'estero Pinamonte: «A noi mancano gli aiuti economici»

Un settore bastonato dalla crisi. Il distretto del calzaturiero ha perso dei pezzi in questo biennio: diverse imprese, sette per la precisione, hanno dovuto chiudere. Ora se ne contano 399, ma per il 2011 è ottimista Umberto Pinamonte, che nel 2000 aveva contribuito alla nascita del distretto divenendone da allora il rappresentante. «Il calo del numero delle imprese», spiega, «è dovuto alle ristrutturazioni, conseguenza della crisi economica, alla selezione del sistema e alla delocalizzazione, la quale ha falciato soprattutto le aziende più piccole».
Ma non solo queste: risale infatti a poche settimane fa il fallimento dello storico calzaturificio Rosetta.
«Quelle che non hanno chiuso» puntualizza Luigi Santoni, segretario Cigl-Filltem, «hanno comunque utilizzato ammortizzatori, in particolare la cassa in deroga». È il caso, ad esempio della Diamant, la cui ristrutturazione ha portato ad un taglio degli occupati. Altre aziende sono diventate delle «commerciali», scegliendo di spostare tutta la produzione all'estero: sono 10mila gli addetti impiegati in Paesi stranieri. E per rendersi conto delle dimensioni del fenomeno basti pensare che i lavoratori del settore presenti a Verona sono 4mila. Le aziende scaligere hanno delocalizzato la produzione soprattutto in Bosnia, in Romania, in Tunisia, in Albania e in Bulgaria. «Queste imprese creano il modello qui in Italia e poi lo producono all'estero, dove la manodopera costa meno», spiega Santoni: «una tendenza questa che negli anni ha comportato un notevole taglio di dipendenti».
«La delocalizzazione non porta ricchezza al territorio in termini di posti di lavoro», puntualizza Ivana Dal Forno, della Cisl-Femca, «e dal punto di vista della cassa integrazione e della riduzione del personale non vedo prospettive ottimistiche. Ormai abbiamo aziende che si sono tarate su fasce alte e continuano a lavorare. Un esempio è la Frau, che lavora molto su marchio e immagine, e anche la contrattazione aziendale resta molto buona. Ma queste imprese hanno spostato la produzione all'estero». Fanno sperare in un 2011 positivo i numeri dell'export: «Il 2010», spiega Pinamonte, «si è chiuso con un +10% sul 2009, il che corrisponde a 360milioni di euro. Per il prossimo anno auspico un aumento dell'export, grazie anche alla chiusura di alcune aziende, specialmente piccole: quelle rimaste hanno infatti gli spazi rimasti liberi».
Il primo mercato per il calzaturiero veronese è la Germania, segue Francia Belgio, Paesi Bassi Svizzera. Di tutto l'export scaligero, il calzaturiero è al quinto posto con il 5% di esportate. «Il settore moda pesa sull'export il 15%: tanto», commenta Pinamonte, «ma a differenza di altri settori qui mancano aiuti economici».
Ma le imprese calzaturiere pare abbiano imparato ad arrangiarsi. Già una decina di anni fa, quando la provincia venne invasa da laboratori cinesi. «Sta alla strategia di marketing dare al prodotto qualcosa in più rispetto al prodotto asiatico», spiega il rappresentante del distretto. «Dobbiamo puntare sulla qualità, sui servizi, sulla moda, che noi anticipiamo e loro copiano. Certo, dobbiamo pur considerare che noi compriamo materie prime agli stessi prezzi di mercato dei prodotti cinesi».
I nei nel settore però non mancano: «In una prima fase sono state compiute scelte secondo me sbagliate», continua Pinamonte, «tagliando costi che non andavano tagliati. Ultimamente si è puntato molto sull'innovazione per essere presenti sul mercato in modo stabile. Poi sono importanti le attività di promozione. Resta difficile la collaborazione tra le aziende, c'è troppo individualismo: in un mondo globale presentarsi insieme può creare solo vantaggi,ma manca ancora la mentalità».(1. continua) ADDETTI: 10 MILA ALL'ESTERO. Sono 399 le imprese aderenti al distretto del calzaturiero: nel 2008 se ne registravano 406. Gli addetti presenti a Verona sono 4mila, 10mila quelli impiegati all'estero. Il 2010 si è chiuso con un aumento dell'export: un +10% sul 2009, pari a 360milioni di euro. Di tutto l'export scaligero, il settore moda, di cui fa parte il calzaturiero, è al quinto posto e pesa il 15% sul totale dell'esportato.
Francesca Lorandi

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