VENETO. La Cisl diffonde i dati. E tutta la triplice replica alla Donazzan. Cassa integrazione, scende nel 2011. «Ma troppo lavoro a chiamata»
VENEZIA. Il 2011 si chiude con una richiesta di cassa integrazione (cig) in calo rispetto ai mesi precedenti: 7 milioni di ore autorizzate. Il calo - secondo dati Inps diffusi dalla Cisl veneta - è addebitabile sostanzialmente alla riduzione della domanda di cig straordinaria (dalla media di 3 milioni nei mesi precedenti ai 2,5 milioni di ore) che però vale sempre il 42% del totale. Si mantiene sopra i 2 milioni di ore la richiesta autorizzata di cig ordinaria e declina ancora un po´ la cig in deroga (36% del totale).
La cig è stata utilizzata soprattutto dai settori metalmeccanico, moda (tessile, abbigliamento, calzature, pelli), costruzioni, chimica e legno-mobilio. Per quanto riguarda le ore utilizzate il quadro fornito dalla Cisl indica per la cig ordinaria un consumo medio del 70% sull´autorizzato, per la straordinaria dell´85% e per quella in deroga del 40% nel 2009, 35% nel 2010, 25% nel 2011. «I dati - commentato Franca Porto, segretaria generale Cisl Veneto - confermano una cronicizzazione delle situazioni di crisi aziendale che possono degenare in riduzioni di personale e licenziamenti collettivi».
Intanto ieri le segreterie regionali di Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil hanno risposto alle dichiarazioni dell´assessore Elena Donazzan: «Il lavoro a chiamata sta crescendo in modo esponenziale (37 mila assunzioni in soli sei mesi nel 2011: +32% rispetto al 2010) e, per come è utilizzato in gran parte del Veneto, sta assumendo caratteristiche di illegalità diffusa» soprattutto perché si sostistuisce «al più regolare lavoro a tempo determinato soprattutto nei settori del commercio e del turismo». Il lavoro a chiamata «in molti casi offre una via "legale" per eludere la contribuzione previdenziale e fiscale, visto che il datore di lavoro ha tempo fino alla fine del mese successivo per registrare nel Libro unico le giornate/ore di lavoro e ciò rende difficili, se non impossibili, i controlli circa la rispondenza tra il lavoro dichiarato e quello effettivamente svolto». Con lavoratori privati quindi di contributi previdenziali e di quote di retribuzione. «Nel dibattito di questi giorni chiediamo che venga profondamente rivista la normativa sul lavoro a chiamata cancellandone tutte quelle parti che ne favoriscono l´utilizzo illecito».