Una festa «senza lavoro»

Una festa «senza lavoro»
BELLUNO. Una festa del 1º maggio per riscoprire l'importanza del valore del lavoro. Mai come quest'anno parlare di lavoro e celebrare questa ricorrenza acquistano un significato molto più pregnante, soprattutto se si pensa alle migliaia di persone che hanno perduto l'impiego e di quelle che non l'hanno avuto per colpa della crisi. Una situazione economica difficile, che si è abbattuta sulla provincia bellunese e «che va considerata per la gravità che ha, perchè al di là delle parole ci siano anche i fatti». «Di fronte alla crisi la soluzione è il lavoro, per cui serve rivedere tutto il sistema per costituire la "rete di protezione sociale"», ha detto Anna Orsini, segretaria della Cisl, che ha puntato molto sulla formazione e la riqualificazione delle persone. Sono i sindacati Cgil, Cisl e Uil a portare al centro dell'attenzione la questione economica e la crisi strutturale che sta colpendo la provincia montana in modo più violento rispetto al resto del Veneto. «In questa giornata vogliamo ricordare i lavoratori delle piccole imprese in cassaintegrazione in deroga o in sospensione; le Pmi dell'occhialeria che sono passate dalla cassa ordinaria a quella straordinaria, anticamera del licenziamento; i lavoratori stranieri che non hanno una famiglia alle spalle su cui contare, e le donne sole con figli a carico rimaste senza un impiego. Per tutti chiediamo che non ci siano più interventi in deroga, ma che si giunga alla riforma degli ammortizzatori sociali. Oggi i veri dimenticati sono i lavoratori, perchè manca il senso dell'importanza del valore del lavoro», ha detto Mauro De Carli della Cgil. Per Massimiliano Piccolo, segretario Uil, «le paure del 2009 sono diventate oggi certezze. A differenza dell'anno scorso, però, oggi il livello del dibattito si è abbassato: a livello nazionale non se ne parla più da mesi. E cosa dire poi dell'edilizia, dove il 13% degli addetti si sono persi nel 2009, e il 10% in questi primi tre mesi? Nessuno si occupa di queste persone che si dileguano nel silenzio». E di fronte a questa situazione, oltre a reclamare un confronto con chi è deputato a decidere in merito all'economia (dalla Provincia alla Regione al governo centrale), oltre a chiedere la riforma degli ammortizzatori sociali, serve puntare sul territorio. E i sindacati sono concordi sulle potenzialità che esso offre: «Dobbiamo partire da questa crisi per creare nuove possibilità di lavoro, ma questo si può fare solo se esiste una visione generale che indichi dove e come andare. Il modello per tutti è quello dell'Alpago, che in questi anni è stato tra i primi a capire che la vera forza è il fare squadra, essere uniti, dai sindacati alle categorie economiche, dalla politica agli enti locali. Solo così si può riempire di proposte un progetto unitario di sviluppo del territorio», ha detto Rudy Roffarè della segreteria Cisl. «La Provincia deve fare da regia rispetto a tutte le spinte che vengono dal territorio e fare la sintesi», ha chiuso Orsini. (p.d.a.)

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