Una colletta per i figli e lo sciopero per il futuro. Cgil: contrattazione anche sugli appalti

MESTRE -Sono passate appena ventiquattro ore dalla morte di Mihai Sadagurschi e le manutenzioni a Polimeri Europa sono riprese quasi nulla fosse. L'area dove l'operaio rumeno è stato travolto dalla flangia è sotto sequestro ma tutt'attorno il lavoro procede frenetico. Ieri mattina due ore di sciopero e insieme chimici e metalmeccanici hanno incrociato le braccia. «Alle 9.30 vedevi i manutentori scalpitare per riprendere gli interventi» . Lo hanno raccontato ieri i dipendenti di Vinyls tra un lavaggio di un parabrezza di un'auto e l'altro in via Forte Marghera di fronte al Centro servizi provinciali a Mestre. Ieri infatti dopo le due ore di fermata in protesta per l'ennesima morte bianca, una decina di chimici della fabbrica commissariata e a rischio fallimento sono tornati in strada. «Da sei mesi non percepiamo stipendi, ci hanno privato di Tfr, assegni familiari, contributi e fondi pensione ma la nostra dignità resiste» , si legge nel volantino che distribuivano agli autisti. E mentre a Mestre si svolgeva l'iniziativa dei dipendenti di Vinyls, in via della Chimica lo Spisal era al lavoro per cercare di ricostruire la dinamica dell'incidente che ha ucciso Mihai. Non è facile -ammettono gli esperti di sicurezza sul lavoro bisogna chiarire sotto il profilo normativo a chi competono le responsabilità dell'accaduto» . Nell'ultimo decennio lo Spisal, in caso di incidenti sul lavoro, si trova a dover sbrogliare una matassa intricata fatta di decine e decine di aziende all'opera nel medesimo impianto e contratti diversi tra lavoratori con la stessa mansione. L'incrocio non favorisce certo la sicurezza. «Le misure di sicurezza che valgono per i dipendenti delle grandi aziende sono più deboli negli appalti -denunciano Roberto Montagner e Emilio Viafora, segretari confederali di Cgil Venezia e del Vento -il problema va affrontato, le imprese di Porto Marghera devono assumersi le proprie responsabilità verso tutti i lavoratori» . C'è poi un problema negli appalti: «la logica del massimo ribasso va superata e va aperta una contrattazione che coinvolga imprese, sindacati, Spisal e istituzioni per raggiungere l'obiettivo di "zero morti sul lavoro"» . Il magistrato, che ha sequestrato l'area, nei prossimi giorni disporrà l'autopsia che potrebbe contribuire a capire le dinamiche del decesso. Chi mercoledì mattina ha visto il corpo ha raccontato che non c'era nemmeno una goccia di sangue, probabile conseguenze dell'impatto degli 800 chili di disco. Se però Mihai abbia perso l'equilibrio e sia scivolato o le cause siano altre non è ancora chiaro, come non si sa se avesse i titoli per svolgere la mansione in cui era impegnato. E proprio di fronte a tante incertezze ieri Fiom ha chiesto un incontro urgente alla Prefettura. «E' molto grave che ieri (mercoledì, ndr) non ci sia sta permesso di entrare a Polimeri» , denuncia Giorgio Molin, segretario di Fiom. A complicare la situazione, le difficoltà di intercettare i colleghi connazionali di Sadagurschi. «Si fa fatica a parlare con loro, c'è diffidenza -spiega Luca Trevisan, Fiom -stiamo cercando di entrare in contatto con la famiglia, sappiamo che la moglie è in viaggio dalla Romania» . Tra i metalmeccanici è partita una colletta per aiutare figli e moglie di Mihai. Sempre ieri i sindacati dei chimici si sono riuniti in assemblea con i dipendenti di Polimeri. «Era una riunione già programmata» , dicono i sindacalisti. In mancanza di notizie certe su quanto avvenuto, la morte dell'operaio non è stata affrontata. Solo lunedì rsu e rsl avranno maggiori informazioni da Eni, per ora appunto continuano le indagini. Gloria Bertasi

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