Un tragico 2009 per l'economia. Nel 2º semestre la crisi ha rallentato, ma export e occupazione sono crollati
Un tragico 2009 per l'economia. Nel 2º semestre la crisi ha rallentato, ma export e occupazione sono crollati
Tra i settori più colpiti ci sono il legno (-12,5), il metalmeccanico (9,9) e l'occhialeria (-7,9) Edilizia in ginocchio
BELLUNO. Va male ma non peggio. Nel secondo semestre del 2009 la caduta libera dell'economia bellunese si è in parte arrestata. Questo almeno stando al rapporto di Confindustria.
Belluno? Rispetto alla pianura ha avuto il maggior calo di manodopera, quanto al fatturato il crollo è stato del dieci per cento. Altrove, l'amara consolazione, è andata anche peggio. Nel suo rapporto semestrale - che non tiene conto di edilizia e turismo - l'associazione degli industriali parla di un "anno a due velocità": in pratica, da luglio a dicembre la caduta si è arrestata, segnando un -1,8 per cento a livello generale dopo un inizio anno da capogiro. Certo, parlare di ripresa è un azzardo, anche se in alcuni settori si sta assistendo a una decisa inversione di tendenza. Ma andiamo con ordine.
Il lavoro che non c'è. Guardando al bicchiere mezzo pieno, nel secondo semestre del 2009 anche la dinamica negativa dell'occupazione si è arrestata, passando dal -2,2 per cento dei primi sei mesi al -1,2. Un dato che significa poco, soprattutto di fronte a quello complessivo dell'intero anno.
Rispetto al 2008, lo scorso anno c'è stato un calo del 5,7 per cento della manodopera, dato che è lievemente superiore alla media regionale (5 per cento), ma inferiore a quella nazionale (6,5 per cento). Tra i settori più colpiti in provincia di Belluno ci sono il legno (-12,5), il metalmeccanico (9,9 per cento) e l'occhialeria (-7,9).
Hanno chiuso in attivo - ma è la classica goccia nel mare della crisi - l'ingegneria e i servizi alle imprese con il cosiddetto "terziario innovativo", che hanno conosciuto una crescita rispettivamente del 2 e del 3,2 per cento.
In ginocchio, e non è certo una novità, il settore delle costruzioni. A livello annuale la perdita di manodopera è stata dell'8,6 per cento contro una media regionale del quattro. Più del doppio.
Altro capitolo è il ricorso alla cassa integrazione guadagni che tra le Dolomiti mostra un andamento più favorevole rispetto al Veneto e all'Italia.
L'inghippo è sempre il solito: «Gli imprenditori bellunesi stanno sempre larghi. Chiedono molte ore di cassa, ma poi ne utilizzano poche», sottolinea il presidente Valentino Vascellari, che sulle ore "effettive" di cassa ha sempre trovato da ridire con i sindacati.
I dati Feinar indicano che il "tiraggio" - e cioè il rapporto tra le ore di cassa autorizzate e quelle utilizzate - si è limitato al 25,2 per cento.
I piccoli soffrono. Ritornando al crollo del fatturato, c'è chi soffre di più, chi meno. Il calo di attività nel 2009 ha interessato soprattutto le aziende più piccole, dove il calo ha superato il diciotto per cento rispetto al 2008.
Restano in sofferenza altri importanti settori, dall'occhialeria (-7,8 per cento), ma anche i materiali da costruzione (-9,8 per cento) e l'industria cartaria e grafica (- 1 per cento). La media nazionale è del 18,7 per cento", rimarca il presidente Vascellari. Altrove, insomma, sembra vada peggio.
Export in picchiata. Nel 2009 è crollato anche l'export, una delle voci più pesanti dell'economia provinciale. La percentuale fa una certa impressione: - 17,2 per cento. A livello regionale il dato tocca addirittura il - 24 per cento. Sono calate le esportazioni verso i principali paesi partner del commercio estero bellunese, dagli Usa (-13,5 per cento) al Regno Unito (-18,3 per cento). Ci "salvano" francesi e turchi.
Cristian Arboit