Un sit-in di protesta davanti alla «Coca Cola» «Espulsi in 9 perché iscritti al sindacato Adl Cobas» «No, il loro comportamento non è stato collaborativo»

Il CASO. Tensione davanti allo stabilimento di Nogara, protagonisti lavoratori di una cooperativa, insieme al loro legale

 

I lavoratori di una cooperativa che presta servizio nello stabilimento della Coca Cola di Nogara protestano per la sospensione dal servizio di 9 dipendenti iscritti al sindacato Adl Cobas colpevoli, secondo quanto comunicato dalla cooperativa, di aver assunto atteggiamenti «poco collaborativi». Una situazione esplosiva, quella creatasi tra i «soci» della cooperativa sfociata in un sit in di protesta ieri mattina davanti ai cancelli della fabbrica con tanto di conferenza stampa tenuta dal legale Roberto Malesani.

«Il comportamento tenuto dalla cooperativa», spiega l´avvocato del sindacato, «è deplorevole perché è stata creata una vera e propria lista di proscrizione contro i lavoratori iscritti al sindacato con l´intento di allontanarli sia dalla Coca Cola che dalla cooperativa stessa. A molti dei dipendenti sospesi sono stati imputati comportamenti che avrebbero tenuto in giorni in cui magari risultavano in ferie o in malattia. L´azione è stata isolare gli attivisti del sindacato per costringerli a rivedere le proprie posizioni sotto minaccia di una sospensione dal lavoro. Abbiamo fatto presente più volte a Coca Cola quanto sta accadendo ai dipendenti della cooperativa ma non sono stati fatti provvedimenti a loro tutela».

I 9 lavoratori, molti dei quali sospesi da circa 15 giorni, chiedono il reintegro nel posto di lavoro che occupano da anni senza aver mai avuto problemi. «Le nostre proteste», aggiunge Malesani, «sono supportate anche da fenomeni di caporalato sfociati in una denuncia alla magistratura firmata da 5 operai che sarebbero stati assunti in cambio di denaro ad un referente della cooperativa».

Coca Cola tiene a precisare tramite Giangiacomo Pierini, resposabile delle relazioni esterne, che «l´azienda non intende commentare un episodio sul quale sta indagando la magistratura e su altri fatti che non riguardano in nessun caso dipendenti stessi di Coca Cola».

Anche la cooperativa della quale sono soci i 9 lavoratori ormai senza lavoro tende a minimizzare l´accaduto. «L´eventuale reintegro degli operai», spiega il direttore generale Roberto Bissoli, «sarà valutato solo se ci saranno giustificazioni valide poiché secondo noi il loro comportamento non è stato produttivo e collaborativo. Si tratta di protestatori di professione e a mio avviso tutti devono lavorare allo stesso modo al di là delle appartenenze sindacali. La vicenda del caporalato non riguarda assolutamente la nostra cooperativa perché, da quel che mi risulta, i fatti risalirebbero a quando noi non eravamo ancora presenti all´interno di Coca Cola. Comunque ci risulta anche che l´accusato abbia già presentato una contro querela per tutelare la propria persona». RI.MI.

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