Un quarto del Pil in mani straniere. Le 539 imprese estere presenti in regione realizzano ricavi per 29 miliardi
VENEZIA. Alcoa a Fusina, Glaxo Gsk a Verona e Speedline a Santa Maria di Sala sono solamente i casi più noti, con oltre 1.500 posti di lavoro a rischio. Faral a Vicenza ed Electrolux a Susegana li seguono, con tagli per più di 400 posti. Ma il domino della fuga dal Veneto delle multinazionali potrebbe non arrestarsi qui, con conseguenze occupazionali rilevati. Complice, certo, di una congiuntura economica sfavorevole che inizia a metà 2008, ma anche di una tendenza al calo degli investimenti stranieri iniziata già nel 2007. Il peso sul Pil regionale delle imprese estere è importante: 29 su 121 miliardi, un quarto del prodotto interno lordo veneto.
A innescare il meccanismo, secondo Franca Porto, segretario generale Cisl Veneto, ci sarebbe la perdita di attrattività della regione per i capitali esteri. Osservazioni che trovano fondamento nei dati pre-crisi sull'internazionalizzazione passiva del Veneto, scenario fotografato dalla banca dati Reprint del Politecnico di Milano e dalle elaborazioni di Confidustria Verona sugli investimenti diretti esteri (Ide) 2000-2008 in regione.
Le imprese estere in regione
Al primo gennaio 2008 il Veneto conta 539 imprese a partecipazione estera, circa il 7,4% del totale delle multinazionali in Italia. Alta la concentrazione nel settore manifatturiero (238 aziende, il 44% delle multinazionali in regione). Il numero dei dipendenti delle aziende estere in Veneto supera le 49.600 unità (oltre 35.200 occupati nel manifatturiero, di cui 11mila nella meccanica). Il fatturato delle aziende estere raggiunge 29,246 miliardi: oltre 14 miliardi prodotti dal commercio all'ingrosso e quasi 12 miliardi dall'industria manifatturiera.
La geografia provinciale
È Verona, seconda provincia italiana per presenza di imprese a capitale estero, la realtà provinciale maggiormente interessata dall'internazionalizzazione. Con 167 aziende, 84 stabilimenti, oltre 15mila addetti e più di 17 miliardi di fatturato la provincia scaligera guida la carovana veneta seguita da Vicenza e Padova. La provincia patavina conta 112 imprese, con 72 stabilimenti, oltre 8.300 addetti e più di 3,7 miliardi di ricavi. Nella Marca 75 le imprese estere (62 stabilimenti) oltre 7.200 addetti e 2,4 miliardi di ricavi. Chiude il gruppo di testa Venezia con 63 imprese e 55 stabilimenti (oltre 4.200 addetti) dove si fatturano 1,5 miliardi.
Investimenti esteri in calo
Il Veneto nel 2008 ha subito una forte contrazione dell'Ide in entrata per effetto della crisi economica (-15% sul 2007), pur dimostrando una tenuta rispetto alla media italiana (-42%). In controtendenza Verona: nel 2008 si conta un incremento Ide del 20% con un importo complessivo di oltre 5,4miliardi. Dal 2000 al 2008 la provincia scaligera ha catalizzato oltre il 60% dell'Ide veneto.
I tagli occupazionali
A Verona, alla Glaxo Gsk, i posti a rischio sono circa 650 (550 ricercatori e 100 lavoratori dei servizi collegati al centro di ricerca). A Fusina, l'americana Alcoa prevede la perdita di oltre 400 posti di lavoro. Ancora nel Veneziano, la svizzera Speedline-Ronal stima la perdita di 500 posti. A Vicenza la tedesca Faral (radiatori in alluminio) tratta il taglio di 150 gli addetti. A Susegana, Electrolux prevede il taglio di 320 posti per ristrutturazione.
Le radici del problema
«Per tornare attrattivi occorre investire sul territorio con infrastrutture e centri di ricerca e rivedere le procedure della pubblica amministrazione» commenta Franca Porto. Necessità che tuttavia non possono prescindere da una prima fase di denuncia degli atteggiamenti predatori messi in pratica da molte multinazionali. «Abbiamo perso la chimica e l'informatica - conclude Porto -. Ora la grande questione è l'alluminio, settore in cui, pur avendo, le possibilità non stiamo investendo».