«Un patto per la crescita» Sfida di imprese e sindacati
«Un patto per la crescita» Sfida di imprese e sindacati
VENEZIA- La ripresa c'è, ma va governata insieme. Il messaggio che arriva da categorie e imprenditori, da sindacati e politica, è chiaro: perché sia vera ripresa e non timidi segnali di inversione di rotta, serve un nuovo patto tra gli attori dell'economia veneta. Per gli industriali la linea l'ha dettata ieri la presidente Emma Marcegaglia dal palco del Gran Teatro Geox. Il presidente veneto Andrea Tomat le fa eco: «Il dibattito si focalizzi sui temi della crescita, il resto è dibattito politico che non ci interessa» . Le richieste delle categorie, da mesi, sono le stesse di sempre. Perché anche in un momento di ripresa dopo un buio così lungo non si può pensare di sospendere l'accesso al credito. Claudio Miotto della Confartigianato veneta lo dice alla politica regionale: «Le politiche devono essere più chiare e attente. Io parlo per il mondo artigiano: la burocrazia con noi è ancora troppo presente. Ora servono scelte strategiche e la Regione non può mettere in difficoltà il nostro accesso al credito smettendo di mettere a disposizione le risorse per i consorzi fidi. Questo, davvero, facciamo fatica a capirlo. Per il resto se non si fa rete, sostegno, è tutto più difficile: bisogna fare un patto per lo sviluppo del sistema territorio» . I sindacati sono pronti, ma con dei notevoli distinguo. Per Gerardo Colamarco della Uil, «il patto andrebbe fatto tra Regione, sindacati e imprese. Il Veneto ha bisogno di tutto tranne che di un'ulteriore cementificazione del territorio. Abbiamo tutte le risorse umane di cui abbiamo bisogno: ma senza prospettive per i giovani non c'è possibilità di dare un futuro a nessuno» . Mentre la voce più critica è quella di Emilio Viafora della Cgil: «Questa è una ripresa ancora troppo debole che sta tagliando occupazione. Bisognerebbe puntare a tassi più alti di crescita. Avevamo chiesto alla Regione di aprire tavoli più specifici per le trattative, ma si sono arenati. Non ci sono elementi di chiusura, ma bisogna che la Regione sia più chiara, visto che finora, per esempio, non si è opposta ai tagli statali» . E la Regione? La risposta è affidata all'assessore allo Sviluppo Economico Isi Coppola: «Abbiamo un plafond da 600 milioni che utilizzeremo tramite i fondi di rotazione per favorire gli investimenti delle imprese. Dobbiamo uscire dall'ottica della crisi e guardare oltre questa legislatura. Un piano di sviluppo deve avere come orizzonte il 2020» . S. D'A.