Un «no» deciso dalla Cgil.

Un «no» deciso dalla Cgil.
«Siamo contrari perché mancano le condizioni».

Contrari al nuovo ospedale. Non per presupposto ideologico ma per «mancanza di condizioni». E di garanzie per i cittadini. Quanto alla Lega, che sul «Patavium» promette battaglia a Galan in giunta, osservano che: «Si trova in posizione contraddittoria perché vanta gli ultimi tre assessori regionali alla Sanità». Nel dibattito sul nuovo ospedale irrompe la Cgil di Padova, con il segretario provinciale Andrea Castagna e Aldo Maturano della Funzione Pubblica che lanciano l'allarme privatizzazione della sanità pubblica. Oggi si gioca una partita decisiva per la sanità veneta, con la giunta regionale chiamata a deliberare sul nuovo ospedale di Padova nell'ultima seduta dell'era Galan, in un clima rovente per l'imminente duello elettorale Pdl-Lega. In mattinata a Palazzo Balbi ci sarà inoltre l'annunciato tavolo tecnico coi vertici di Comune e Provincia di Padova, Azienda Ospedaliera, Università e Iov, per analizzare lo studio di fattibilità della società inglese di costruzioni Bovis Lend Lease. Un affare da 1 miliardo e 700 milioni di euro (di cui solo 500 milioni pubblici) su cui la Cgil esprime grandi perplessità. A partire dal ruolo del Carroccio. «E in contraddizione - osserva Castagna - le critiche espresse dalla Lega sono condivisibili, peccato che il Patavium nasca negli anni del loro assessorato, in cui non si è trovato il modo di dotarsi di un piano sanitario regionale». Il nodo secondo la Cgil patavina è la mancanza di programmazione, che presenta più di un interrogativo sul progetto. «Il piano sanitario risale al 1996 - sottolinea Castagna - com'è possibile procedere con un progetto faraonico in assenza di una seria programmazione?». Altro interrogativo è la natura del nuovo ospedale. «Si parla del nuovo ospedale come centro di eccellenza, ricerca e insegnamento, definendolo campus-biomedico - ricorda Maturano - si tace invece rispetto al fatto che la nuova opera non si occuperà interamente di assistenza ma filtrerà i pazienti, restituendo la maggior parte dei casi al territorio e cioè al Sant'Antonio e a Piove di Sacco, con forte aggravio del servizio per l'Usl 16, nemmeno coinvolta nella discussione». Infine le modalità di finanziamento, che fanno intravedere scenari da Stati Uniti pre-Obama. «E' ragionevole pensare che i privati investano in project-financing i due terzi dei costi, oltre un miliardo, solo per gestire servizi non assistenziali? - s'interroga Castagna - il sospetto è che tale scelta si coniughi con il libro bianco del ministro Sacconi, che prevede una sanità pubblica che coinvolga i privati sul modello statunitense che Obama sta scardinando».
(Simone Varroto)

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