Un cinese il più votato a Padova «Corsi e lingua, integrerò i miei». Quattromila ai seggi: «Un successo democratico». «No, una bufala»

PADOVA — Vittorio e Paolo che si danno il braccio, quasi fossero compagni nella partitella a calcetto del giovedì. A caccia di immagini che raccolgano il senso del «parlamentino» dei migranti eletto domenica a Padova, la scelta cade su due uomini: Vittorio Aliprandi e «Paolo» Jing Wen Xia. Consigliere comunale di centrodestra, il 19 aprile scorso il primo è stato condannato per odio raziale. «Mi fanno vomitare», aveva scritto sul suo profilo Facebook parlando dei rom. Due giorni dopo, Aliprandi è stato aggredito da attivisti legati al centro sociale Pedro. Calci, pugni, un pesante lucchetto sulla testa, la morte sfiorata. Il «politico anti-rom» non ha più messo piede in consiglio. A fine ottobre, in via Marsala, pieno ghetto di Padova, ha aperto una pizzeria. Il ristorante cinese di Paolo, candidato più votato tra i 46 in corsa per la «Commissione per la rappresentanza dei cittadini extracomunitari», prima in Italia, è dall'altra parte della strada. «Ho esposto il suo volantino, è un ottimo dirimpettaio e un amico», dice Aliprandi. L'elezione di Paolo «è un buon segno, perché è stata eletta una persona integrata e un immigrato che tutti vorremmo, che dà un contributo alla città e non una zavorra». Paolo Xia, conferma. «Siamo amici, tutti i nostri vicini, italiani e stranieri, mi hanno dato una mano. Mi integro benissimo, io». Il gestore del primo ristorante aperto nella città del Santo (25 anni fa) ha idee chiare e un piccolo progetto politico: «La comunità cinese è molto chiusa, fatica a integrarsi innanzitutto per il problema della lingua. Ci vuole tempo, magari dei corsi, anche a scuola. Darò il mio contributo».

Il parlamentino dei migranti sarà composto da 16/17 membri. Moldavia, Nigeria, Marocco, Albania, Filippine, Cina, Ucraina, Bangladesh, Sri Lanka e Tunisia: ciascuna delle dieci cittadinanze più numerose avrà il proprio. Altri 5 componenti (tre filippini, un marocchino e un bengalese) entrano per la regola che premia i più votati in assoluto, al «netto» della rappresentatività «localistica». C'è Brahim Azakay («Sono felice e pronto a dare una mano»), che dal Marocco è venuto qui e ora, 38enne, porta vanti una piccola impresa di pulizie. C'è il bengalese dipendente di cooperativa sociale, Jahangir Bhuiyan che farà «di tutto per dare una mano». Donne, uomini, più giovani, meno giovani... Lo statuto della commissione prevede quote di genere e la presenza di almeno quattro aree macro-continentali nell'assemblea. Da qui il dubbio, che sarà sciolto stasera dai commissari elettorali riuniti in municipio, sulla presenza o meno di un diciassettesimo membro. In ballo c'è l'elezione di Edith Elisabeth Cervantes, peruviana, unica sudamericana il lista. Tutto dipende da come sarà letto quell'«almeno».

Detto delle questioni tecniche, resta il peso da dare all'elezione che Padova ha voluto prima di ogni altra città d'Italia. Alle urne allestite in Fiera hanno votato 3.844 persone, sui 17.893 aventi diritto. Il quorum del 15% è stato superato di mille unità. Tanto, poco? Successo di partecipazione o attenzione tiepida? Flavio Zanonato, fin da domenica, non ha avuto dubbi. «Una partecipazione così significativa dimostra la volontà delle comunità straniere di collaborare alla costruzione di una città ordinata, accogliente e sicura. Doveri e diritti, integrazione e legalità sono facce della stessa medaglia», le parole del sindaco di Padova. Di successo parla anche Alessandra Stivali, segretario confederale della Cgil padovana con delega all'immigrazione: «E' un elemento positivo, per ragioni politiche, culturali e civiche. Ad oggi queste persone non votano nel nostro Paese, per cui questo può essere anche un fattore di accelerazione verso il diritto al voto amministrativo per gli extracomunitari che vivono qui». Elezioni che soddisfano anche Pap Fal, senegalese, segretario confederale della Cisl di Padova e tra gli scrutatori in fiera. Fal che, forse, sperava in numeri ancora più tondi. «Possiamo dire che è un successo, magari parziale ma un successo. Ci si poteva aspettare 6/7mila votanti ma questa è una grande novità, molti non conoscono ancora l'utilità della commissione, molti dicono di non avere tempo per seguirla... Forse si è creata un po' di confusione ma c'è stato un buon afflusso e la prossima volta sarà ancora più grande».

Polemiche? Non mancano mai. «Padova: città di spaccio e prostituzione, e Zanonato cosa fa? Pensa a far eleggere il consigliere straniero». Così sul solito Facebook il sindaco leghista di Cittadella, Massimo Bitonci. E negativo è pure il commento della Lega cittadina: «La consulta dei migranti - dicono i consiglieri Luca Littamè e Mario Venuleo - è l'ennesima bufala padovana. Il loro contributo poteva essere regolato come quello delle molte associazioni già presenti in città, che possono partecipare alle commissioni consiliari. Così è demagogia che cerca benevolenza». E la sinistra? Da lontano, il presidente di Sel, Nichi Vendola, ha parlato di «una bella pagina della democrazia nel nostro Paese». E a Pierluigi Bersani, che ha parlato di Padova come «modello d'integrazione», ha subito risposto Maurizio Conte, assessore regionale ma anche ex coordinatore del Carroccio per la provincia padovana: «Perché mai questa città dovrebbe essere eletta a modello? Forse perché la piena libertà di delinquere e l'overdose di diritti per chi arriva da fuori sono una condizione acquisita?». Zenit e Nadir. Inconciliabili ma, per fortuna, solo punti di vista.

Renato Piva

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