UNIONCAMERE. I dati degli ultimi tre mesi del 2010: «Cali, ma minori»
UNIONCAMERE. I dati degli ultimi tre mesi del 2010: «Cali, ma minori»
Edilizia in negativo «La scossa va data con il Piano casa»
«Le 23 mila domande sono un volano a largo raggio Adesso infrastrutture e manutenzione pubbliche»
MESTRE (VE). Dal "Piano casa" può arrivare una boccata d'ossigeno per il comparto delle costruzioni. Ma servono una proroga e una maggiore conoscenza del tema da parte dei Comuni.
Il provvedimento varato dal governo nel 2009 che ha visto il Veneto, prima regione a recepirne i contenuti, conta 23 mila domande già presentate a fine gennaio 2011. Lo rileva l'Osservatorio congiunturale sul mercato delle costruzioni nel Veneto, nato nel 2009 dall'incontro fra Unioncamere del Veneto e Casse edili artigiane Ceav e Ceva (Cassa edile veneta artigiana) insieme a Cresme. Circa 1500 domande al giorno, pari a tre per Comune.
Ma ora serve una "scossa": lo mette in chiaro Roberto Strumendo, presidente Ceva: «Il presidente del Consiglio aveva promesso nuovi fondi a favore delle Regioni e delle Ater per l'edilizia residenziale pubblica: che fine hanno fatto?». Poi passa alla richieste: «Chiediamo che, in deroga al patto di stabilità, sia consentito alle amministrazioni locali di impegnare tutte le risorse a loro disposizione per i necessari interventi di manutenzione straordinaria del patrimonio pubblico». Un ruolo portante lo deve avere anche la Regione che «deve fare il massimo sforzo per avviare concretamente i primi cantieri sulle opere infrastrutturali del Veneto. Ora che il piano casa inizia a dare i suoi primi, timidi, segnali di vita - insiste Strumendo - bisogna completare il quadro per favorire la vera ripresa».
L'interesse a utilizzare lo strumento c'è, e potrebbe innescare una "miniripresa" che le imprese del settore stanno attendendo. Tuttavia l'indagine stilata da VenetoCongiuntura fotografa ancora un 4° trimestre 2010 con una diminuzione di fatturato del -2,8% rispetto allo stesso periodo 2009, anche se si registra un miglioramento rispetto allo stesso periodo del 2009 (-6,7%) e al primo trimestre 2010 (-7,5%), quando la crisi toccò l'apice. Le dinamiche peggiori le archiviano le imprese artigiane (-2,9%) e di piccola dimensione (-3%).
Per quanto riguarda il volume di affari le performance peggiori giungono da Padova (-4,6%) e Rovigo (-5,2%), a seguire Venezia -3,3%, Verona e Treviso -2,4%. Sostanziale stabilità per Vicenza (-0,5%), mentre Belluno registra un +0,4%. A fronte di una ripresa rallentata le imprese interpellate per il 40% ritengono che dalla crisi si uscirà nel 2011. E la leva del "Piano casa" potrebbe essere il volano giusto per risollevare l'intera filiera. Secondo le elaborazioni di Unioncamere, Ceav e Ceva, se si avviassero gli interventi previsti dalle domande presentate, si metterebbe in moto un volume d'affari pari a 720 milioni di euro, dei quali 650 milioni per domande relative all'edilizia residenziale: un valore pari al 10,4% del totale degli investimenti in nuove costruzioni residenziali per il 2010.
In sintesi, se la "macchina" partisse, gli interventi si dispiegherebbero nell'arco di un triennio, generando un effetto positivo sul mercato fino al 2014: il tempo necessario per innescare una ripresa dell'intero comparto in Veneto.
Ma come sono ripartite le domande per il Piano Casa? Sono 21.700 nel comparto residenziale, cui vanno aggiunte 1300 nel "non residenziale" per un totale appunto di 23 mila. Per il residenziale significa 1,6 milioni di metri cubi, pari al 17% delle nuove volumetrie ultimate nel 2010: un dato rilevante che sottolinea che, in questo settore in Veneto, il piano casa potrebbe iniziare già dal 2011 ad avere un reale effetto anticongiunturale.
Antonella Benanzato