Tutti mobilitati alla Ufi Filters Scioperano anche gli ingegneri

VERONA — Doveva essere uno sciopero con picchetto di sole quattro ore, quello organizzato ieri dagli operai della Ufi Filters di Nogarole Rocca, azienda che produce filtri per auto e che ha annunciato di voler smantellare interamente la produzione in Italia (scelta che comporta il licenziamento di 130 dipendenti nella sola provincia di Verona, più altri 100 in Lombardia). Alla fine si è trasformato in uno sciopero di otto ore, a cui hanno aderito anche gli impiegati, gli amministrativi, gli ingegneri del settore ricerca e sviluppo. Insomma, quasi tutti i 300 dipendenti, compresi i 169 che sulla carta non rischiano il posto, nel senso che l'azienda ha annunciato di voler mantenere i loro settori d'attività (logistica, amministrazione, ricerca). «Abbiamo addobbato la rotonda del casello autostradale di Nogarole Rocca con striscioni e bandiere - dice l'rsu Gabriele De Paolini, da 30 anni in servizio alla Ufi - e vogliamo attivare le amministrazioni al massimo livello per impedire la chiusura».

«La peculiarità della Ufi Filters - spiega Gianni Morandini della Fiom Cgil - è che si tratta di un'azienda sanissima. Un'azienda che conta 3.800 dipendenti in tutto il mondo, e che ha sempre macinato utili. Tranne nel 2012, primo anno in cui si accusa una perdita». Il patron Giorgio Girondi ha però deciso che per tornare subito all'utile la via più diretta sia quella di concentrare la produzione negli impianti esteri in Cina, India e Tunisia, dove la forza lavoro viene pagata molto meno. «I dati che ci hanno fatto vedere - spiega Morandini - dicono che la produzione italiana incide su un quarto del fatturato. In sostanza gli stabilimenti esteri, dove la manodopera costa 2 euro all'ora sostengono quelli italiani, dove costa 25 euro. Noi vogliamo esaminare meglio queste cifre, ma soprattutto vogliamo capire gli effetti di una scelta del genere. Clienti come Audi o Bmw, che alla qualità tengono, potrebbero non apprezzare il venir meno del made in Italy». Gli rsu Nadia Faccio e Denis Scattolini non si capacitano dell'annuncio fatto dall'azienda: «Non si può passare dal massimo della produzione al licenziamento. Noi siamo pronti a discutere qualsiasi riorganizzazione, ma l'azienda sembra non voler trattare». Secondo Morandini anche chi non rischia il posto fa bene a scioperare: «Se l'idea imprenditoriale è quella di risparmiare sul costo del lavoro, alla fine anche gli ingegneri italiani saranno sostituiti da quelli indiani».

Davide Pyriochos

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