Turni non pagati, la Cisl cita le case di riposo
Due volte stanchi: di non essere pagati e di essere presi per i fondelli. Ma ora si va in tribunale. Dopo mesi di vani tentativi per condurre in porto la trattativa per il recupero delle ore lavorate o, in alternativa, il pagamento delle competenze ai 900 turnisti in servizio nelle 15 case di riposo di Padova e provincia, ora la Funzione pubblica della Cisl di Padova, assieme a quella del Veneto, citerà in tribunale la dirigenza di oltre cento case di riposo regionali per il recupero delle indennità spettanti ai 6 mila turnisti che svolgono servizi di assistenza residenziali e semiresidenziali in favore di persone anziane e disabili non autosufficienti nelle giornate festive infrasettimanali. Nel Padovano, la vertenza riguarda un migliaio di infermieri e operatori socio sanitari in servizio nelle 15 Ipab locali, tra cui l'Ira di Padova, il Craup di Piove di Sacco e le case di riposo Configliachi di Padova e Anna Moretti Bonora di Camposampiero. Come spiega Francesco Bernardinello della Cisl-Fp, «dopo otto anni una discutibile interpretazione ha modificato le modalità di applicazione di alcune norme riportate nel contratto nazionale di settore del 2000. Abbiamo perciò deciso di procedere con una vertenza alla quale potranno aderire gratuitamente gli operatori, iscritti alla nostra organizzazione, di tutte le case di riposo del Veneto che applicano il contratto delle Autonomie locali». La situazione riguarda solo il Veneto ed è precipitata quando, dall'1 gennaio 2009, le Ipab si sono limitate a corrispondere l'indennità di turno senza aver riconosciuto gli emolumenti previsti per il lavoro festivo infrasettimanale. In pratica, ai turnisti non viene più riconosciuto il compenso di oltre 50 euro per ogni giornata festiva infrasettimanale di lavoro (circa 9 l'anno). Ettore Furlan, segretario padovano della Cisl Fp, è categorico: «Non si può chiedere ai dipendenti delle case di riposo di prestare servizio gratis in una giornata festiva infrasettimanale mentre gli altri lavoratori sono a casa con le rispettive famiglie o hanno comunque la possibilità di recuperare la festività. Dopo la raccolta di migliaia di firme dello scorso anno che ha permesso almeno il blocco del recupero, abbiamo deciso di tutelare fino in fondo i lavoratori». Per ciascuno di questi lavoratori, la perdita è di 450 euro l'anno.
(Massimo Nardin)