Treni nel caos»la riunione dei pendolari. Stop a ritardi e disservizi in 500 hanno già firmato. La Regione taglia gli investimenti e aumenta lo scontento tra i viaggiatori Tra gli obiettivi della protesta carrozze più moderne e coincidenze assicurate

FELTRE Nell'elenco infinito dei disservizi ferroviari che conta treni perennemente in ritardo, corse soppresse e carrozze sovraffollate, c'è anche l'incubo ricorrente del Minuetto delle 7.30 da Belluno: quello fantozziano nei racconti delle odissee sui binari con due soli vagoni insufficienti a contenere tutti i passeggeri. Da qui è partita una raccolta firme che ha superato di slancio quota 500 e con la quale i viaggiatori scontenti chiedono di aumentare le carrozze nelle ore di punta e di assicurare le coincidenze. Per la prima urgenza si deve bussare a denari alla porta della Regione (che però non ha soldi da investire, come spiega un capotreno attivista sindacale), mentre per il secondo problema tocca a Trenitalia essere più puntale. Ma il Comune assicura appoggio. L'assessore alla mobilità Luciano Perco lo ha detto all'incontro organizzato ieri al seminario di Feltre dal presidente della consulta dei pendolari, evidenziando la sensibilità dell'ente sulla questione del trasporto e dando la «disponibilità a farsi da tramite per le esigenze dei cittadini. La dimensione dell'intervento è regionale – ha aggiunto – quindi si tratta di vedere quali sono le proposte su scala vasta». Il patto dei sei. Per il presidente della consulta dei pendolari, il veneziano Bartolomeo Boscolo, che si muove sui binari, ieri c'era il problema di trovare il treno per tornare a casa. Da Feltre l'ultima corsa parte alle 20.19, quindi niente incontro serale. Il colmo, se si pensa che ha dovuto organizzare la riunione alle 16.30 in un giovedì feriale per chiamare a raccolta i viaggiatori in assemblea contro i disservizi di Trenitalia. Ci riproveranno, perché un appuntamento sarà fissato probabilmente a settembre, pensando a Montebelluna per convogliare anche i trevigiani. Ieri infatti erano in cinque (di numero, ma con la voce di oltre 500 firmatari) a testimoniare i quotidiani disagi in carrozza, più il veneziano Boscolo per arrivare al patto: «Lavoriamo per fissare un appuntamento con la Regione e Trenitalia», ha spiegato il presidente della consulta nazionale pendolari. «Chiediamo di migliorare i treni, assicurare le coincidenze, togliere i pullman che corrono paralleli alla ferrovia ottimizzando il servizio e usare le navette nelle ore di punta invece delle locomotrici». Qualche carrozza in più ci salverà. «Non si capisce perché il diretto per Venezia delle 7.30 ha solo due vagoni, oppure addirittura uno - e lo prendono studenti, lavoratori e turisti - quando in orari successivi partono treni più lunghi e sono semivuoti», lo sfogo in coro dei pendolari. «Qualche volta poi le scolaresche fanno il biglietto cumulativo, ma visto che non possono, è capitato di vedere certi controllori severi farle scendere a Montebelluna». Il tempo perso nel frattempo si somma: il regionale per Padova (o per Belluno) viaggia con (cinque, ventisette, di più?) minuti di ritardo. C'è anche un mistero: «Il ritorno da Venezia delle 18.41 sarà stato cancellato cinque volte dall'inizio dell'anno, ma poi il treno da Treviso parte». La voce del capotreno. A partecipare alla riunione sul fronte opposto della discussione è arrivato un attivista sindacale della Fit-Cisl: «Il problema», ha detto chiaramente, «è che la Regione ha tagliato i fondi. Dei soldi promessi ne sono arrivati molti meno e altro materiale (cioè vagoni in più) non c'è». Quanto ai ritardi, «ne basta uno per creare perturbazioni a catena».

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