Trecento in cassa integrazione

La crisi continua. Tra gennaio e ottobre di questo difficile 2009 il traffico merci nel porto commerciale si è ridotto del 16 per cento, un calo considerevole ma comunque meno pesante di altri scali come Capodistria, Genova, Barcellona. Preoccupati sindacati e operatori portuali. Nessun tracollo, come in altri scali del Mediterraneo e del Nord Europa, ma navi e merci in transito nel porto commerciale veneziano continuano a diminuire e sono ormai più di trecento i portuali in cassa integrazione e a riposo forzato, su un totale di mille addetti circa. Gli ultimi dati diffusi dall'Autorità Portuale registrano, alla fine dell'ottobre scorso, un ulteriore calo dei traffici totali del 13,3% rispetto allo stesso mese dell'anno scorso, quando la crisi finanziaria mondiale era solo agli inizi. Nei primi dieci mesi (gennaio-ottobre) del 2009 il calo dei traffici, rispetto allo stesso periodo del 2008, è stato del 16,06% pari a 4 milioni di tonnellate in meno (da 25 milioni si è passati a 21 milioni di tonnellate). La riduzione dei traffici riguarda tutti i generi di merci, senza alcuna eccezione: dal carbone, ai prodotti raffinati e chimici, alle rinfusa metalliche e non, fino a cereali e sfarinati, merci in colli eccezionali di origine industriale, container e perfino camion e vagoni ferroviari su nave (ro/ro). Il mese di novembre, appena trascorso, non è andato meglio e peggio ancora sarà tra gennaio e febbraio, mesi di naturale riduzione dei traffici. In cassa integrazione (Cig) per mancanza di lavoro in banchina ci sono i dipendenti delle tre imprese di servizio non-concessionarie e parte dei soci e lavoratori della Nuova Compagnia (Clp). Si salvano solo le imprese terminaliste che per ora utilizzano ferie e permessi per affrontare i ripetuti cali di lavoro. La riduzione delle produzioni industriali (in particolare chimica e siderurgia) ha ridotto drasticamente anche le attività logistiche (magazzini, imballaggi, spedizioni) fornite da altre imprese e cooperative che lavorano nel porto commerciale. Attività ridotte anche per agenzie marittime e spedizionieri che, oltre al calo dovuto alla crisi, soffrono per la concorrenza di porti dell'alto Adriatico (Ravenna, Trieste, Capodistria) a causa dei maggiori costi di approdo (servizio piloti e rimorchiatori). Malgrado i dati negativi, l'Autorità Portuale veneziana continua a credere nella ripresa dei traffici e si prepara a investire nel prossimo anno 111 milioni di euro per continuare a scavare i canali portuali e a rafforzare le strutture e l'organizzazione dei servizi marittimi «in attesa di tempi migliori».
Gianni Favarato

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