Tre paracaduti anti-licenziamenti. Incentivi per le imprese che non tagliano e per chi si mette in proprio
Bonus per le aziende che evitano di licenziare, agevolazioni per chi assume lavoratori in cassa integrazione. Se Treviso è uno dei baricentri della crisi del manifatturiero (tremila a rischio licenziamento dopo l'estate, secondo la Cgil), è proprio da un ministro trevigiano, Maurizio Sacconi, che parte la ricetta anti-crisi. Obiettivo: arrestare l'emorragia di posti di lavoro. La cassa integrazione, salvo deroghe, dura dodici mesi: il tempo stringe per migliaia di lavoratori che tra agosto e settembre vedranno scadere la propria "copertura" iniziata un anno fa, quando la crisi è esplosa, e che ora non hanno altra prospettiva se non quella di restare senza lavoro. Nella Marca, secondo la Cgil, il conto alla rovescia è scattato in circa 250 imprese, con oltre tremila dipendenti coinvolti. Un vero allarme sociale. Le proposte. Sono tre le misure ipotizzate dal "pacchetto-Sacconi" al quale stanno lavorando i tecnici del ministero del Welfare. Le nuove norme potrebbero finire nel decreto di rilancio dell'economia che dovrebbe essere presentato tra la fine del mese e i primi di luglio. Il primo aiuto riguarda la possibilità per le imprese che assumono un lavoratore dalla cassa integrazione (o dalla mobilità) di beneficiare del sussidio, che quindi si trasferisce dalla persona all'azienda. Oggi questo incentivo è già previsto solo per chi assume dal bacino degli ammortizzatori in deroga: al ministero si sta esaminando se e come estendere il beneficio anche alle assunzioni da quelli ordinari. In pratica, un'azienda che assume un lavoratore dopo due mesi di cassa integrazione si porterebbe a casa i restanti dieci mesi di trattamento. La seconda misura, una sorta di premio per chi rinuncia a "tagliare", è in qualche modo simile e prevede la possibilità di incassare la somma equivalente alla cassa integrazione per l'azienda che rinunci a farvi ricorso. Il problema è trovare un punto d'equilibrio per evitare abusi, ovvero richieste "finte" che poi si trasformano in rinunce (e incassi) reali. L'incentivo non è uno sgravio fiscale, bensì una compensazione in sede di pagamenti contributivi all'Inps. La terza idea, più orientata al lavoratore, prevede un incentivo all'"autoimpiego": il cassaintegrato che intende avviare un'attività in proprio potrà incassare le somme spettanti per il periodo residuo di cig. Meglio gli sgravi. Tiepida la reazione da parte di Unindustria Treviso. «Mi piace di più l'idea di detassare gli utili, piuttosto che fare ricorso a questo tipo di incentivi», dice il vicepresidente degli industriali trevigiani, Luciano Miotto. Perché? «Nella mia azienda, per esempio, stiamo già facendo sforzi per mantenere in organico due o tre persone in più di quelle che il lavoro attuale richiede - dice Miotto - ed è per questo che ritengo migliore l'idea di agevolare fiscalmente le imprese, che poi sanno arrangiarsi». Cosa non le piace delle proposte di Sacconi? «In linea di massima sono buone, però nascondono dei rischi. In particolare quella sugli incentivi a chi si mette in proprio: andiamo incontro a un rischio di frammentazione, di polverizzazione. Il giorno in cui la ripresa ci sarà, spero non lontano, abbiamo bisogno di essere pronti a ripartire. Se saremo ognuno per i fatti propri, dubito che potremmo essere competitivi e farcela». (Fabio Poloni)