Torri, fermi 700 milioni d'investimenti. Il sindacato denuncia: «Il blocco dei cantieri mette a rischio 300 posti di lavoro»
Torri, fermi 700 milioni d'investimenti. Il sindacato denuncia: «Il blocco dei cantieri mette a rischio 300 posti di lavoro»
JESOLO. Torri bloccate, Jesolo inizia a tremare quasi ci fosse stata un'improvvisa scossa di terremoto. Adesso c'è davvero la paura che per un anno si fermi tutto nella fascia dei trecento metri dalla battigia, sulla quale ha fissato lo sguardo la Sovrintendenza di Venezia.
La tutela del litorale, già martoriato dagli anni '50 ad oggi si scontra con l'idea di imprenditori e Comune che in perfetta sintonia dicono: «Ormai è troppo tardi per salvare qualcosa». Trecento interventi praticamente fermi, dei quali una trentina di grosso calibro, come la torre in piazza Marina. Si parla di 700 milioni di euro di investimenti bloccati. Qualcuno arriva addirittura a ipotizzarne mille. Difficile stabilirlo con le quotazioni traballanti del mercato immobiliare.
A rischio anche 300 posti di lavoro. Tanti ne impiega l'edilizia sul litorale jesolano nella fascia sottoposta a vincolo. Lo afferma il sindacato Fiadel, che annovera tra gli iscritti molti operai impiegati nell'edilizia. Dalla segreteria provinciale, Sandro Gritti si trova d'accordo con gli imprenditori. «In questa fase non possiamo perdere altri posti di lavoro sicuri - spiega - in una città che sulla riqualificazione urbanistica sta puntando moltissimo. Jesolo è una delle poche città in cui questo settore è trainante e non si è fermato perché la richiesta è alta. Muratori, piccoli artigiani e operatori vari vedono vacillare i loro posti di lavoro a causa di questo blocco che potrebbe davvero mettere in ginocchio il litorale. Jesolo - continua Gritti - non può perdere questo treno. E fermare tutto per un anno, come si dice, andrà a penalizzare i lavoratori. compromettendo anche il futuro, perché potrà esserci uno spostamento dei capitali altrove, in diverse località turistiche ove non vi siano questi ostacoli».
Oggi Jesolo è in concorrenza con Egitto, Dubai, Canarie e altre località dove architetti e costruttori si sono potuti sbizzarrire non solo forntemare, ma anche direttamente in mare con clamorose isole e atolli artificiali o torri realizzate un mezzo all'acqua.
Un imprenditore nel ramo immobiliare come Doriano Battistel, jesolano, già tra i fondatori della Lega Nord, squarcia il velo di omertà: «Perché nessuno ha il coraggio di dire che c'è una lobby vicina al centrosinistra che vuole bloccare Jesolo, che non c'è affinità politica con l'amministrazione comunale? Con l'ex sindaco Renato Martin avremmo già sbloccato la situazione. Oggi invece siamo ancora qui a vedere cosa farà la Sovrintendenza, mentre i capitali sono pronti a spostarsi su altri territori che lasciano più libertà».
Ma il sindaco, Francesco Calzavara, come il vice e assessore all'edilizia privata, Valerio Zoggia, stanno tutt'altro che fermi. Zoggia sta seguendo la pratica del ricorso al Consiglio di Stato e attende novità sulla conferenza Stato Regioni, intessendo costanti rapporti con Venezia. Calzavara assume un toni fermi e decisi: «Jesolo non può perdere questa grande occasione di riqualificare le sue strutture in un'ottica di miglioramento dei servizi al turista. Il messaggio che vorremmo fosse compreso è solo positivo».
Dal Consiglio comunale, Fabio Visentin di An-Pdl esprime le paure degli investitori. «La città sta crescendo soprattutto in qualità delle strutture - dice - oggi tutto l'indotto è a rischio con questo pesante blocco che rischia di paralizzare la città non si sa fino a quando».
Giovanni Cagnassi