Tomat si ribella allo «scippo» sulla Tav
Tomat si ribella allo «scippo» sulla Tav
«Sparito» un miliardo di euro per i lavori. «Persa l'occasione Expo 2015»
VENEZIA - Addio Expo 2015. Andrea Tomat, insieme ai dirigenti e ai colleghi delegati di Confindustria Veneto, è andato a studiarsi le carte del Cipe e delle Ferrovie dello Stato. E la conclusione è questa: con lo slittamento di fondi e finanziamenti per la Tav in Veneto, è di fatto fallito l'obiettivo di realizzare almeno una parte della tratta in tempo utile per il grande evento internazionale nel capoluogo lombardo.
L'affermazione si basa sull'analisi del documento sugli investimenti delle Ferrovie - oltre cento pagine - che il Cipe ha discusso e approvato il 13 maggio scorso, ben prima quindi che arrivasse la mannaia della nuova manovra finanziaria (che infatti non riguarda le infrastrutture). Emerge che i 120 milioni inizialmente destinati alla progettazione preliminare per la Verona-Padova sono slittati al 2011; idem per quanto riguarda i fondi (84 milioni) al servizio della progettazione esecutiva per il segmento Brescia-Verona. E, cosa ancora più inquietante, è «sparito» dalle tabelle previsionali un miliardo di euro per l'avvio dei lavori sulla Tav fino alla città scaligera. Siccome è l'aggiornamento fino al 2011 del contratto di programma, anche in questo caso molto probabilmente siamo di fronte a uno slittamento all'anno successivo.
C'è comunque abbastanza materiale perché Tomat, in una nota ufficiale diffusa ieri, ricordi che solo pochi mesi fa Mauro Moretti, l'ad di Ferrovie dello Stato, firmando un protocollo con la Regione del Veneto ribadiva che il completamento della progettazione della Tav entro il 2010 avrebbe permesso l'inaugurazione della linea veneta entro la data fatidica del 2015. «Con quest'ultima decisione del Cipe - ragiona il presidente degli industriali del Veneto - dovremo invece rimandare tutto al 2020».
Così si va a fare friggere uno dei punti più qualificanti dell'intesa con Milano e la Lombardia che ha coinvolto le città di Verona e Venezia, le rispettive associazioni degli industriali, la stessa federazione regionale degli imprenditori. La Tav, almeno fino a Verona, avrebbe fatto da grande collettore di flussi turistici in arrivo dal capoluogo lombardo. «Ad essere cauti potremmo dire che un 20% dei 30 milioni di visitatori stimati coglierebbe l'occasione per visitare altre città italiane». Ma potrebbero preferire Roma e Firenze, già servite dall'alta velocità ferroviaria, piuttosto che Verona e Venezia. «Sei milioni di turisti: come giustificare questi mancati introiti?» si chiede Tomat. E aggiunge polemicamente: «Sono due anni che "alla fine della fiera" ci ritroviamo a secco di fondi e risorse. Sono sempre altre le opere considerate più urgenti (anche se spesso più complesse e di più difficile realizzazione)».
E allora, dopo la bocciatura della candidatura veneziana alle Olimpiadi 2020, «quante altre occasioni dobbiamo perdere? Mi spiace dovermi arrendere all'idea che fare attività di lobby, nel nostro Paese, sia più importante ed efficace che rimboccarsi le maniche quotidianamente e lavorare per mantenere viva una azienda sul mercato». E così parte l'appello «agli esponenti del nostro territorio», ministri compresi, affinché non venga ignorato ancora una volta il Veneto.
Sul tema interviene anche Laura Puppato, capogruppo Pd in Regione: «Dopo che per la realizzazione dell'alta velocità ci è stata negata ogni risorsa da parte del Cipe, ora arriva la notizia che una società privata, concorrente di Trenitalia ( vedi notizia a fianco) porterà treni ad alta velocità che raggiungeranno le stazioni di Venezia e Padova. Ed in mezzo a questo caos il trasporto pendolari rimane abbandonato a se stesso. L'assessore Chisso ci spieghi come stanno le cose».