«Tessile in ginocchio». Il sindacato chiede l'istituzione di un tavolo di crisi.

«Tessile in ginocchio». Il sindacato chiede l'istituzione di un tavolo di crisi.
Mercoledì 9 Marzo 2011, Venezia - Contrastare gli effetti della crisi, determinare le linee future di sviluppo, individuare strumenti e soluzioni a sostegno delle aziende e dell'occupazione. Questi gli obiettivi da perseguire secondo il sindacato Femca Cisl, per contrastare gli effetti negativi che la crisi sta avendo nell'industria legata alla moda in particolare nelle zone di Cavarzere e Cona.
«Riteniamo necessario un incontro tra sindacato, istituzioni, associazioni imprenditoriali e organi ispettivi - spiega la responsabile sindacale per Cavarzere, Cona e Chioggia Cristina Gregolin -, affinché venga riconvocato l'Osservatorio provinciale del settore moda. La questione va affrontata così come si sta facendo per altre realtà quali porto Marghera, Murano e per il Distretto calzaturiero della Riviera del Brenta».
L'industria legata alla moda è in ginocchio, ma il settore è ancora il secondo in Italia per numero di addetti. Uno dei problemi principali è la situazione creatasi dopo l'apertura dei mercati asiatici, unita alla crisi economico-finanziaria che ha portato alla chiusura di molte aziende del tessile, di abbigliamento e calzature. Le imprese che resistono sono in grosse difficoltà: in particolare, a navigare in cattive acque, sono le aziende contoterziste che realizzano prodotti per importanti marchi della moda come Benetton, Replay, Diesel, Met e Fashion Box. La prevalenza della produzione consiste in pantaloni cinque tasche e capi spalla confezionati da manodopera specializzata. Le aziende, tuttavia, da alcuni anni hanno iniziato a delocalizzare le produzioni in Paesi dove la manodopera e il costo del lavoro sono più bassi, come la Cina o la Tunisia. Ad aggravare la situazione il proliferare di laboratori cinesi a Cavarzere e Cona, che immettono sul mercato prodotti a prezzi stracciati rie.
Elena Burri