Tavola rotonda. Dagli Stimmatini a Sezano. «Il dissenso contro la cialtroneria e l'illegalità di oggi»
Tavola rotonda. Dagli Stimmatini a Sezano. «Il dissenso contro la cialtroneria e l'illegalità di oggi»
Don Di Piazza: «Alzare la voce è una scelta obbligata per esistere»
«In questi tempi di cialtroneria, illegalità, non rispetto delle regole, dissentire diventa un modo di affermare il proprio essere cittadino e la propria autonomia». Lo ha detto il procuratore capo di Verona, Mario Giulio Schinaia, intervenendo alla tavola rotonda su «La forza e il potere della dissidenza», che si è svolta ieri mattina nella sala conferenze degli Stimmatini di Sezano.
Un incontro voluto da diverse associazioni (dalla Cisl a Anolf, l'associazione Pangea e la Comunità degli Stimmatini), che hanno aderito all'invito rivolto a pacifisti e non violenti dalla moglie del Premio Nobel Liu Xiaobo, il cinese in carcere per le sue idee, e in sintonia con la birmana Aug San Suu Kyi, da poco tornata libera. «Vogliamo essere idealmente presenti», spiega Alessandro Mazzer, presidente dell'associazione Monastero del bene comune, «e dare un segno al mondo intero. È tempo di risvegliarsi, di abbracciare la dissidenza non violenta come sussulto della dignità. Come hanno fatto nei giorni scorsi gli studenti italiani, scesi nelle piazze contro i tagli alle Università. Sono tanti i beni comuni da difendere: dobbiamo incontrarci per condividere questa presa di coscienza. Essere dissidente, oggi, è l'unico sistema per rispondere alla omologazione, per dire "non ci sto", non vi permetto di calpestare i miei diritti».
Un approccio condiviso dal procuratore capo Schinaia, che dopo aver indicato il dissenso come il solo strumento per affermare la propria autonomia, ha sintetizzato in una frase il doppio volto di Verona e dei veronesi: «Si parla tanto di fratellanza, si va a messa la domenica, ma in realtà non si ascoltano i precetti e non li si mettono in atto».
Davvero bisogna calarsi nel ruolo del dissidente per far sentire la propria voce? Don Pierluigi Di Piazza, del centro di accoglienza Balducci di Zugliano (Udine), la considera una scelta obbligata, «anche a rischio di essere scambiati per anticonformisti o eccentrici. Perchè oggi il diverso è chi non la pensa come te, chi osa criticare. Ben venga quindi il dissenso manifesto, anche all'interno della mia Chiesa, che dovrebbe pensare meno al potere e ricordare che Gesù è stato il dissidente per eccellenza. Dobbiamo seguire l'insegnamento di don Milani: ubbidire e tacere per paura, per interesse o bramosia di potere rende l'uomo piccolo piccolo». Alziamo la voce, allora.