Tavola rotonda. A Cerea Filca-Cisl ha puntato l'obiettivo sulle infiltrazioni criminali in edilizia. C'era anche il vescovo Zenti: «È il soggiorno obbligato che ha portato qui la mafia»

Tavola rotonda. A Cerea Filca-Cisl ha puntato l'obiettivo sulle infiltrazioni criminali in edilizia. C'era anche il vescovo Zenti: «È il soggiorno obbligato che ha portato qui la mafia»
«Cromosomi estranei alla veronesità arrivati con queste persone». La Cisl: al prete antimafia Garau uno degli immobili confiscati a Verona.

La mafia si combatte soprattutto al Nord, perché è nel ricco lombardo-veneto che le cosche riciclano i loro capitali, infiltrandosi nel tessuto economico con la complicità della crisi che rende le aziende assetate di liquidità.
E la Filca-Cisl ieri ha compiuto un passo avanti nella lotta al contrasto delle infiltrazioni mafiose nel settore edile, uno dei più a rischio, aderendo al progetto «San Francesco Antimafia». Un progetto con il quale si chiede la riforma della legge sugli appalti pubblici, l'iscrizione nei reati penali della pratica del «caporalato» e l'istituzione delle aggravanti mafiose per il voto di scambio. L'annuncio è stato dato ieri pomeriggio a Cerea nell'ambito della tavola rotonda «La libertà è il capitale del Veneto. Un dialogo sulla sostenibilità sociale», che ha aperto la Festa regionale del Socio Filca 2010 e alla quale ha partecipato anche il vescovo Giuseppe Zenti.
Il progetto San Francesco è dedicato a Nino Caponnetto, l'attuatore del pool antimafia a Palermo, si ispira al lavoro di Paolo Borsellino, Giovanni Falcone e Giorgio Ambrosoli e nel nome porta la Regola francescana: umiltà, fraternità e solidarietà cristiane.
Ospite d'onore della tavola rotonda è stato padre Antonio Garau, sacerdote in prima linea contro la mafia nei quartieri più a rischio di Palermo e presidente dell'associazione Jus Vitae. Garau ha dato una testimonianza toccante del suo lavoro con i «bambini della mafia», quelli a cui la «la mafia ha tolto il diritto di essere bambini, la libertà di sognare, obbligati a lavorare». «La Sicilia non cresce senza il Veneto come il Veneto non cresce senza la Sicilia. Contro la mafia voi veneti potete fare anche molto più di noi», è stata l'esortazione di padre Antonio. «Collaborate al progetto San Francesco, perché se esso entra nella nostra cultura, daremo una svolta alla storia dell'Italia. Mi auguro che oltre la Cisl aderisca anche la Cei».
E Salvatore Federico, segretario della Filca-Cisl, ha lanciato la proposta che uno dei beni confiscati alla mafia a Verona, 78 nella nostra regione, di cui 22 nella sola provincia scaligera, venga dato in gestione all'associazione di padre Garau.
Parole forti contro la mafia sono arrivate anche dal vescovo. «Mai ci saremmo aspettati che il fenomeno mafioso si sarebbe insediato qui, nella nostra città, nella nostra provincia», ha detto monsignor Zenti. «È il soggiorno obbligato che ha portato qui cromosomi che non appartengono alla veronesità. Lo dicevo già quando ero parroco che il soggiorno obbligato è pericolosissimo. In un quartiere di Verona, Borgo Nuovo, il trapianto in massa di queste persone ha creato una situazione insostenibile. Una mamma mi ha raccontato che, a causa del fenomeno della droga connesso con la presenza mafiosa, la classe media di suo figlio è stata decimata. Dovrò riflettere su questo fenomeno che ci hanno portato, e che non è stato gestito dalle istituzioni come avrebbe dovuto. Dovrò riflettere, perché, come voi sindacalisti, non mi rassegno». Zenti ha quindi affrontato il tema della disoccupazione, altra piaga sociale, che rischia di creare «polveriere sociali».
Per il suo impegno, al vescovo Zenti il segretario regionale della Filca-Cisl Salvatore Federico ha consegnato la tessera onoraria della Filca Veneto, perché «costruttore e muratore di una società di pace e di solidarietà verso gli ultimi».