Tav e porti, la svolta firmata dall'Ue. Corridoio Baltico-Adriatico e project bond, doppio sì della Commissione

VENEZIA — Soddisfazione unanime del mondo politico ed economico veneto per la notizia giunta nella tarda mattinata di ieri da Bruxelles e che conferma la decisione della Commissione Ue di inserire il corridoio Baltico-Adriatico nella lista delle priorità strategiche dei trasporti, opere finanziabili, tra le altre, anche con i «project bond». Si tratta di un piano che destina fondi comunitari per 31,7 miliardi di euro fra il 2014 ed il 2020, che in Italia prevede investimenti su una quindicina di infrastrutture (fra le quali non c'è il ponte sullo Stretto di Messina) e che, per il Nordest, riguarda il potenziamento dei collegamenti ferroviari e delle piattaforme multimodali di Udine, Venezia e Ravenna, nonché le interconnessioni dei porti di Trieste, Ravenna e Venezia. Di particolare interesse c'è in ogni caso il via libera dato dalla Commissione all'impiego, per il finanziamento dei progetti più importanti, di prestiti obbligazionari attraverso i quali sarà possibile raccogliere ulteriori risorse da investitori privati. Ne ha già parlato il Corriere del Veneto nei giorni scorsi, a proposito del possibile finanziamento della Tav nel tratto Padova-Verona.

Il presidente della Commissione, Josè Manuel Barroso, ha spiegato che per il lancio sperimentale degli strumenti finanziari la Ue utilizzerà fino a 230 milioni di euro del proprio bilancio «che dovrebbero mobilitare investimenti privati entro un tetto indicato in 4,5 miliardi da distribuire in un certo numero di progetti».

Il corridoio Baltico-Adriatico non era affatto un risultato dato per scontato. Non più tardi della primavera scorsa, infatti, i presidenti di Veneto, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna, nell'ordine Luca Zaia, Renzo Tondo e Vasco Errani, avevano scritto una lettera al ministro per le infrastrutture, Altero Matteoli chiedendogli di intervenire in seguito alla diffusione di alcune indiscrezioni secondo le quali la Commissione Ue sarebbe stata sul punto di prediligere un tracciato in territorio sloveno. Cosa che invece non è avvenuta. «Nell'ultimo quinquennio non ci siamo limitati a guardare o a discutere - è il commento dell'assessore veneto ai trasporti, Renato Chisso - ma abbiamo svolto un ruolo attivo per arrivare all'inserimento del corridoio Baltico- Adriatico nella lista delle priorità Ue. Oggi è una conferma, una proposta che si concretizza». Per Paolo Costa, presidente delle autorità portuali dell'Alto Adriatico, grazie alla scelta di Bruxelles «i porti di Venezia, Trieste, Ravenna e Capodistria cui si aggiungerà anche Fiume, diventano ufficialmente una delle porte principali per l'interscambio delle merci europee con il resto del Mondo. Il nostro obiettivo sarà continuare nella strada che abbiamo già tracciato migliorando le connessioni tra gli scali e l'entroterra».

Massimo interesse, naturalmente, anche da parte dell'Ance, settore in astinenza di grandi appalti pubblici. «È importante - rileva il presidente veneto, Luigi Schiavo - valutare ogni possibilità di partenariato pubblico-privato in grado di velocizzare la realizzazione di queste opere, come stiamo già facendo ad esempio con Confindustria Veneto e la Regione per il progetto della Tav veneta». L'europarlamentare Pd Debora Serracchiani rileva in ogni caso che questa opportunità «deve essere accompagnata da adeguati e celeri interventi sulle infrastrutture portuali di Trieste e di Monfalcone, in modo che le occasioni non diventino delusioni, come sta accadendo per il progetto Unicredit o come speriamo non accada per il ramo Venezia-Trieste del corridoio Mediterraneo».

 

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