TURISMO SCOLASTICO Giro d'affari in netta flessione per la crisi e la protesta degli insegnanti

Gite, 200 milioni in meno all'appello
Nordest penalizzato, resiste soltanto Venezia. Gli albergatori rispondono con offerte low cost

Venerdì 11 Marzo 2011, Quello della gita è sempre stato uno dei momenti dell'anno più attesi dai ragazzi: grandi città, mamma e papà lontani, amici a portata di mano. Una soddisfazione che si sta assottigliando visto che quest'anno le gite scolastiche hanno registrato una contrazione del 40 per cento, con una flessione economica di un miliardo in Italia e quasi 200 milioni a Nordest. Resiste, in questo desolante panorama, Venezia, città d'arte per eccellenza, che rimane una delle mete preferite dei giovani (forse anche perchè i costi degli alberghi sono crollati).
Colpevole la crisi, ma non solo. A metterci lo zampino sono arrivati anche gli insegnanti che, dinnanzi ad una scuola sempre più penalizzata, da mesi hanno deciso di limitare la disponibilità ad accompagnare gli studenti nei viaggi d'istruzione. «É un tentativo nato non per colpire l'offerta formativa, ma per sensibilizzare il governo nei confronti di una scuola che viene sempre più penalizzata, basta pensare che solo nel Veneto si parla di ulteriori tagli che coinvolgeranno circa 1500 docenti - spiega Alvise Scarpa, Cgil scuola del Veneto - É stato un percorso concertato, che assolutamente non vuol andare a scapito di famiglie o ragazzi».
Del resto la gita costa. Dai dati raccolti dal Centro studi del Touring Club italiano che osserva con puntualità ogni anno i viaggi d'istruzione, non solo si è ridotto il numero delle famiglie disposte a pagare la gita dei figli, ma anche la spesa pro capite.
La spesa media per studente è infatti scesa in riferimento allo scorso anno di 30 euro, come emerge dal Centro studi del Touring Club italiano che monitora da tempo i viaggi di istruzione: oggi la media è di 264 euro per il solo viaggio (trasporto e pernottamento), rispetto ai 290 euro dello scorso anno. Naturalmente si tratta di una spesa che varia sulla base della destinazione: per chi rimane in Italia e non sceglie una città d'arte costosa, l'esborso medio si attesta a 174 euro, mentre per chi va all'estero si può arrivare a 354 per le città come Londra, Parigi o Madrid. Quest'anno, complice la crisi che ha colpito tutti i Paesi, a Praga una settimana veniva costare (trasporto e mezza pensione in hotel a 4 stelle) 170 euro. Ci sono poi gli extra, che però sono "variabili": ma media è di circa 130 euro così suddivisi: shopping (28,7%), cibo (27,9%) e l'acquisto di souvenir (27%). E telefonino: soprattutto chi va fuori spende spesso una fortuna per chiamare mamma o la metà del cuore. Insomma un bel salasso.
«Ci sarà pure un motivo se solo 6 anni fa in una zona turistica come Jesolo durante l'inverno rimanevano aperti 120 alberghi e quest'anno solamente 15. - sottolinea il presidente di Federalberghi Marco Michielli - C'era un turismo invernale, fatto appunto di gite, o di anziani, o ancora stranieri, che viene a mancare, andando a colpire le città d'arte e le aree che tradizionalmente vivevano anche di questo turismo». Ma Michielli allarga la riflessione: continuare a giudicare la salute del turismo solamente attraverso gli arrivi è un errore. «Ci sono hotel di alta fascia che pur di riempire le stanze offrono pernottamento e prima colazione a 22 euro, quando fino a poco tempo fa venivano offerte a 100 euro - sottolinea Michielli - Questo vuol dire che si azzerano i guadagni, si logora una struttura che difficilmente si riuscirà poi a ristrutturare vista la crisi. Sono logiche di sopravvivenza che alla fine rovinano il settore».