TAGLI ALLA LIRICA. Un mesto corteo a Roma. Artisti in piazza con l'inno nazionale. E scioperi in vista. Manifestazioni di protesta tenute anche a Venezia e a Milano
Un mesto corteo sotto la pioggia e poi, in Piazza Montecitorio, le arie dell'Aida e del Rigoletto intonate a cappella e storpiate dal barrito delle ormai mitiche Vuvuzelas. Mentre alla Camera inizia il dibattito sul decreto di riforma delle fondazioni liriche, va in scena dalle piazze la protesta degli artisti. Sciopero nazionale e teatri chiusi, ieri sera, salta anche il concerto di chiusura del Maggio Fiorentino. Ma se il decreto diventa legge, annunciano i sindacati, la protesta arriverà a bloccare la stagione estiva, quella più frequentata anche dai turisti, da Caracalla a Verona, San Carlo, Santa Cecilia. E metterà a rischio anche la tournee della Scala.
A Venezia i musicisti della Fenice suonano e danzano in corteo per le calli, a Milano gli artisti della Scala annunciano un nuovo sciopero per stasera e si chiudono in assemblea permanente. Ma l'appuntamento più atteso è nella capitale, con un presidio convocato davanti al ministero dei Beni culturali, per il primo pomeriggio. Cielo nero come le magliette dei manifestanti - l'idea è del Lirico di Cagliari che ha mandato una folta delegazione - dalle quali il volto drammatico della Callas invita a «non zittire la cultura». Nel piccolo slargo del Collegio Romano, si affollano per un paio d'ore, musicisti, cantanti e ballerini dell'Opera di Roma e dell'Accademia di Santa Cecilia. Ci sono anche rappresentanti del Maggio Fiorentino armati di Vuvuzelas tricolore, artisti del San Carlo di Napoli, del Lirico di Cagliari. «Prima bruciavano i libri, ora chiudono i teatri», si legge su un grande striscione adagiato in terra proprio davanti al portone del ministero guidato da Bondi.
Il tempo di intonare un battagliero Fratelli d'Italia, con il regista Citto Maselli in prima fila accanto ai cantanti professionisti. Poi il sit si scioglie, ma è solo una finta. In piazza riprendono i cori.