T-Systems decide 130 in mobilità

In mobilità 130 lavoratori della T-Systems Italia, a rischio molti addetti dello stabilimento vicentino di via Vecchia Ferriera. Nei giorni scorsi ad Assago è stata avviata la procedura prevista dalla legge 223 dopo numerosi incontri fra i sindacati (Cgil Fisac, Cisl Fiba, Uilca e Fabi) e l'azienda intenzionata a ridurre i costi delle filiali in Italia.

La multinazionale tedesca controllata da Deutsche Telekom (46mila dipendenti nel mondo e un fatturato di 9,1 miliardi di euro nel 2010 di cui circa 137 milioni in Italia) che opera nell'information technology e nelle telecomunicazioni ha ridimensionato le stime iniziali di tagli di 150 posti di lavoro sui 436 addetti in totale negli stabilimenti di Vicenza, Assago, Roma e Napoli. A rischio sarebbero soprattutto i più giovani entrati per ultimi in azienda.

Per i sindacati la situazione è molto preoccupante: «L'azienda ci sta mettendo molta fretta per una trattativa difficile - spiega Stefano Veronese della Uilca -. C'è stato un piccolo ribasso del numero di posti che vogliono tagliare, dovuto anche al licenziamento negli ultimi mesi di vari dirigenti con il conseguente abbassamento dei costi per l'azienda. Comunque 130 dipendenti sono molti su un totale di 436».

Lo scorso marzo T-Systems sembrava intenzionata ad espandersi in Italia attraverso una partnership con Infracom, ma dopo pochi mesi l'obiettivo è diventato il ridimensionamento dei costi per una cifra che supera i dieci milioni di euro all'anno.

Per ora non è possibile prevedere quanti di queste 130 mobilità riguarderanno la sede di Vicenza, dove sono impiegati quasi 200 addetti: - Adesso la procedura prevede di verificare quali lavoratori "non si oppongono alla mobilità" e quindi accettano di uscire dall'azienda con stipendio ridotto per due o tre anni. Poi inizierà la trattativa a tappe forzate per coloro che invece si oppongono».

Nicola Rezzara

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