«Straordinari fuori busta rompiamo il patto illecito». Bortolussi (Cgia): non scuso le imprese ma le capisco

«Straordinari fuori busta rompiamo il patto illecito». Bortolussi (Cgia): non scuso le imprese ma le capisco
VENEZIA - Lo ha detto bene il comandante della Guardia di Finanza di Padova, Ivano Maccani: «Abbiamo trovato delle sacche importanti di evasione nel Nordest nel settore lavoro: parliamo di decine di milioni di euro di straordinari e contributi non pagati. Non si tratta di evasione totale, cioè di nero; ma di evasione parziale. Quella che noi definiamo "area grigia"». È anche questo quello che sta emergendo dall'inchiesta della Guardia di Finanza sul gruppo conciario Mastrotto di Arzignano, nel Vicentino: non solo il nero delle evasioni fiscali, dei redditi portati in paradisi fiscali, ma il nero delle retribuzioni fantasma, di straordinari pagati fuori busta a circa ottocento dipendenti per una cifra che, negli anni, è arrivata a toccare i 9 milioni.
«C'è una gerarchia di responsabilità: la più alta è quella della Mastrotto, poi tocca ai dipendenti, che in casi come questi si trovano a scegliere le scorciatoie o sono costretti a imboccarle. Ma non escludo nemmeno la comunità, quel tessuto sociale che ha considerato la concia come una zona franca, quelle forme di connivenze che hanno permesso e legittimato tali comportamenti scorretti», dice il segretario regionale della Cisl, Franca Porto, che chiede di inasprire le pene nei confronti di chi evade e che per questo crea un grosso danno per il Paese. Le fa eco Emilio Viafora, della Cgil Veneto, che denuncia l'assenza di un delegato sindacale all'interno del Gruppo Mastrotto e che parla di «relazioni sindacali quasi inesistenti, gestite unilateralmente dall'azienda, che non favorisce il dialogo». Per il segretario regionale esiste «una reciproca convenienza tra le parti, la più debole rappresentata dai dipendenti. Ne traggono vantaggio sia la società, che risparmia, sia i lavoratori, ma quei redditi non dichiarati alla fine diventano un problema. Accettando le retribuzioni fuori busta, i dipendenti rinunciano infatti alla parte contributiva. Una catena che va spezzata: non per niente avevamo chiesto di detassare gli straordinari. Il tasso di illegalità nell'economia del Veneto è alto. Il maggiore epicentro di illegalità è proprio il Nordest, sia per le dimensioni dell'economia sia per la portata della ricchezza. Un tema che in autunno sarà al centro di un incontro».
Non è d'accordo di detassare gli straordinari Bepi Bortolussi, direttore della Cgia di Mestre e consigliere regionale: «Chi vuole uscire dai problemi da solo sbaglia. Non scuso le imprese che pagano in nero gli straordinari, ma le capisco: oggi la cosa più difficile è tenerselo un operaio, non licenziarlo. Bisogna detassare il lavoro, non gli straordinari, perché detassare gli straordinari vuol dire non distribuire il lavoro. Dove il lavoro è intercambiabile è meglio avere un operaio in più. Ma bisognerebbe arrivare a far pagare meno tasse al lavoratore: il datore spenderebbe sempre la stessa cifra, ma non avrebbe bisogno di pagare in nero gli straordinari».
Prende posizione anche il presidente di Confindustria Vicenza, Roberto Zuccato: «Le imprese associate a Confindustria hanno sottoscritto un codice etico e pertanto non possono macchiarsi di pratiche illecite o poco trasparenti. Per questo non posso accettare il fatto che per giustificare questi comportamenti si dica che da queste parti è prassi comune pagare gli straordinari in nero. I dati relativi ai versamenti contributivi e fiscali del nostro territorio dimostrano quanto sia invece alta e diffusa la correttezza e il rispetto della legge da parte del nostro tessuto imprenditoriale».
Benedetta Centin

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