«Stipendi a rischio alla Fenice» Quattro milioni in meno dal governo, grido d'allarme del soprintendente.
«Stipendi a rischio alla Fenice» Quattro milioni in meno dal governo, grido d'allarme del soprintendente.
Il Senato boccia l'emendamento per i fondi al teatro ma stanzia 3 milioni all'Arena di Verona
Il Governo decreta la «morte» finanziaria delle fondazione liriche e anche la Fenice, a questo punto, è a rischio anche per il pagamento degli stipendi dei suoi dipendenti, come ammette anche il nuovo soprintendente Cristiano Chiarot. Il decreto Milleproroghe, approvato ieri in Senato con il voto di fiducia, doveva contenere - secondo le promesse reiterate ma, ancora una volta, prive di qualsiasi consistenza del ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi - il ripristino almeno parziale del Fus, il Fondo unico per lo spettacolo, l'«ossigeno» dei Teatri lirici. «L'anno scorso era stato di 409 milioni di euro - ricorda Chiarot, ieri a Rona alla riunione dell'Anfols, l'associazione dei sovrintendenti lirici - di cui 190 destinati alle fondazioni liriche. Quest'anno era fermo addirittura a 258 (146 milioni in meno dello scorso anno) senza che fosse ancora indicata la quota per i nostri teatri. Si sperava che arrivasse almeno intorno ai 400 milioni di euro e invece è rimasto a 258, salvo una quota di 15 milioni di euro che non sappiamo a chi saranno assegnati. Per le fondazioni come la Fenice, che non sanno ancora nemmeno la ripartizione delle risorse, è un disastro. Impossibile in queste condizioni pensare all'approvazione del bilancio di previsione. Per noi il taglio di fondi statali sarà di almeno quattro milioni di euro: dai 13 milioni e 200 mila dello scorso anno, a poco più di nove». Le conseguenze rischiano di essere devastanti, conme spiega lo stesso sovrintendente: «In queste condizioni potremmo trovarci nel corso dell'anno nelle condizioni di non riuscire più a pagare lo stipendio ai nostri dipendenti, è un'eventualità realistica, che può portare alla morte dei teatri. Le produzioni - su cui pure in qualche maniera interverremo - si pagano in qualche modo grazie anche agli incassi e alle sponsorizzazioni, oltre ai tagli già compiuti. Ma il costo del personale, che è tra l'altro fermo dal 2001 senza adeguamenti e che ammomta a circa il 60 per cento del nostro bilancio, deve essere garantito dallo Stato».
L'Anfols al termine della sua riunione ha emesso un duro comunicato in cui afferma che, in queste condizioni finanziarie, la sopravvivenza delle fondazioni liriche è veramente a rischio, come la chiusura dei teatri e chiede un incontro urgente con i ministri competenti per illustrate le conseguenze del mancato reintegro del Fus. Oltre al danno, per la Fenice, anche la beffa. Il decreto Milleproroghe ha infatti accolto un ememendamento presentato da cinque esponenti della Lega Nord, che assegna 3 milioni di euro all'Arena di Verona e alla Scala di Milano, città entrambe amministrate dal centrodestra. Respinto, contrariamente a quanto convenuto in commissione Cultura, un analogo emendamento del senatore del partito democratico Felice Casson, che ripristinava 3 milioni anche per la Fenice. Ma la «rossa» Venezia evidentemente, va punita, in questa magra distribuzione parlamentare dei pani e dei pesci, al di là dei meriti effettivi del suo teatro lirico, per il quale iniziano giorni difficili.