Sportello mobbing per dare un aiuto

Mercoledì 14 Ottobre 2009, Rovigo - Ci sono aziende sensibili che si dotano di un codice antimolestie come la San Benedetto di Scorzé e altre che sottoscrivono un codice etico e di comportamento.
Sono la maggior parte, però, i casi nei quali nel posto di lavoro non esistono regole scritte (delle quali non dovrebbe esserci bisogno) e dove può accadere che il superiore approfitti della sua posizione per umiliare o pretendere prestazioni lavorative extra al suo sottoposto, per estrometterlo da qualche servizio d'imperio o che qualche collega faccia di tutto per mettere in difficoltà l'altro. Peggio ancora quando il disagio diventa molestia.
In un momento di crisi come questo, nel quale molte aziende licenziano o richiedono la cassa integrazione, accade che queste situazioni si trasformino in vere e proprie persecuzioni psicologiche finalizzzate all'allontanamento e screditamento della persona. Da qui nasce, su progetto di Adriana Castellan, lo Sportello mobbing della Cgil, aperto il lunedì e giovedì dalle 17 alle 19 e il sabato dalle 10 alle 12 (telefono 0425/377315), con la presenza della psicologa Federica Cavallaro che presterà assistenza e ascolto alle persone in difficoltà.
«Inizialmente è solo una verifica del caso - avverte Castellan - nel quale dobbiamo capire se si tratti di problemi personali o all'interno proprio dell'ambiente lavorativo. Accertato che ci possono essere le condizioni di mobbing, allora si procede con un team, composto dalla psicologa, il medico legale e l'avvocato per avviare l'iter previsto. Prima di arrivare al riconoscimento, che l'Inail considera malattia professionale, ci vuole tempo e per la persona lesa è molto pesante psicologicamente».
I lavoratori più colpiti sono indistintamente uomini e donne di una fascia d'età che va dai 45 anni in su. «Purtroppo con quello che accade nelle aziende, tra fusioni, licenziamenti e riorganizzazioni interne, anche il rapporto interpersonale - conclude la psicologa - cede il passo con la tutela e il mantenimento a tutti i costi del proprio posto di lavoro. Viene a mancare la solidarietà tra colleghi».

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