Spese e tagli. La Cgia lancia l'allarme per il rischio di veder decurtati i soldi per la salute.
L'Irap nel Veneto copre metà della nostra spesa sanitaria.Preoccupata anche la cisl:«Bene la riduzione degli sprechi ma ci saranno risorse necessarie per non autosufficienti e disoccupati?»
Il tema delle tasse continua a tener banco dopo che il Governo ha annunciato il taglio dell'Irap, l'imposta a carico delle imprese. Ma già arrivano le prime sottolineature.
Il gettito Irap nel Veneto copre quasi la metà della spesa sanitaria regionale. A indicarlo è la Cgia di Mestre analizzando i dati riferiti al 2007. A fronte di una spesa sanitaria prevista nel bilancio dalla Regione Veneto di circa 7,25 miliardi di euro, il gettito Irap (dati del Dipartimento delle Finanze), pari a 3,48 miliardi di euro, ha coperto il 48% della spesa totale.
Pertanto, sono circa 3.77 i miliardi di euro che la fiscalità generale si è fatta carico per coprire la parte non compensata dal gettito Irap. In particolare con l'applicazione dell'addizionale Irpef regionale, il pagamento dei ticket sanitari e la compartecipazione della Regione all'Iva.
Rispetto al dato veneto la media nazionale, invece, è leggermente diversa. A fronte di una spesa sanitaria di oltre 98 miliardi nel 2007 il gettito totale dell'Irap è stato di 38,5 mld di euro. L'incidenza dell'Irap sul totale della spesa sanitaria è stata del 39,2%. Circa 9 punti percentuali in meno rispetto al dato medio veneto.
«Questi dati», commenta Giuseppe Bortolussi segretario della Cgia di Mestre, «ci obbligano a chiederci come si sosterrà economicamente la nostra sanità nel caso si abolisca l'Irap. È necessario conoscere anche le misure sostitutive all'Irap che si metteranno in campo per mantenere in piedi la nostra sanità che presenta dei livelli qualitativi tra i migliori d'Europa». Fin qui la Cgia di Mestre, ma anche sull'annunciato taglio dell'Irpef regionale c'è da registrare una prima presa di posizione, stavolta da parte della cisl.
Secondo Franca Porto, segretaria cisl Veneto «Le dichiarazioni del governo regionale, per primo il governatore Galan, che dal prossimo anno non sarà più necessario pagare l'addizionale regionale, sono di per sé positive, ma c'è più di un dubbio che vorremmo ci fosse chiarito».
Per la segretaria generale della cisl del Veneto è «certamente è un fatto positivo che il governo regionale sia stato capace di ridurre le spese, alcuni tipi di spese, a cominciare dagli sprechi, ma noi, e con noi decine di migliaia di anziani e le loro famiglie, ci aspettiamo che la legge sulla non autosufficienza venga approvata e adeguatamente finanziata. Ci sono quindi le risorse finanziarie per garantire che le tutele ed il sostegno per i non autosufficienti, che abbiamo concordato con tutti i gruppi consiliari regionali, possano concretizzarsi?».
Secondo Franca Porto, «per migliorare la sicurezza nel lavoro attraverso l'attività di vigilanza e di assistenza nelle aziende abbiamo chiesto, d'intesa con gli imprenditori, un potenziamento degli organici degli Spisal (Servizi di prevenzione, igiene e sicurezza al lavoro). Ci sono le risorse».
La segretaria della cisl pone infine una ultima questione: prima di rinunciare a oltre 130 milioni di entrate reali in Regione ci sono le risorse disponibili a fronteggiare i danni occupazionali che la crisi sta producendo? Gli effetti sociali della crisi saranno infatti nel 2010 probabilmente minori sotto il profilo quantitativo (sarebbe grave se così non fosse) ma molto più pesanti per chi vi è rimasto intrappolato. Parliamo dei lavoratori rimasti senza occupazione, delle loro famiglie ma anche delle piccole imprese.
Questi dubbi, conclude la Porto, «hanno per noi un fondamento reale e sono ben alieni da ogni strumentalizzazione politica. Per questo alle associazioni imprenditoriali del Veneto lanciamo la proposta di costruire una comune proposta sull'addizionale regionale. Alla Regione di aprirsi ad una proposta di merito che arrivi dalle parti sociali. Chiarendo, fin d'ora, che intendiamo dare a Cesare quel che è di Cesare».