Sperimentazione flexsecurity il Veneto pronto a candidarsi

Formazione e sostegno al reddito, avanza l'ipotesi di una formula regionale. «Ma occorrono risorse»

VENEZIA — Flexsecurity da sperimentare? Il Veneto si candida. È in sostanza questa la replica più comune delle parti sociali e della politica stessa all'ipotesi filtrata in queste ore da ambienti di governo. Cioè di affidare alle regioni disponibili la messa a punto di progetti di sintesi fra la flessibilità in uscita e strumenti di protezione e successivo reinserimento in circolo dei lavoratori rimasti senza occupazione. Il tema, da noi, piace un po' a tutti e non mancherà di essere posto sul primo tavolo anticrisi convocato per oggi, a Palazzo Balbi, dal presidente della Regione Veneto, Luca Zaia. «Appuntamento molto opportuno» per il presidente di Confindustria Veneto, Andrea Tomat. Nella speranza che «si analizzino tutte le situazioni senza preconcetti e senza posizioni ideologiche».

A rigore, flexsecurity è un concetto ben più spinto del processo formazione-riqualificazione-rioccupazione e funziona nei paesi dell'Europa del Nord. «Di certo - dice comunque Franca Porto, segretaria generale della Cisl del Veneto - non ci tiriamo indietro, in Veneto abbiamo sempre provato e costruito quello che ci serve. Per esempio l'Ebav o Solidarietà Veneto: siamo gli unici in Italia ad avere strumenti simili».

«Come Regione - interviene l'assessore allo sviluppo economico, Isi Coppola - ai tavoli di crisi abbiamo messo a disposizione anche strumenti innovativi di flessibilità per favorire la rioccupazione. La mia attenzione sta andando soprattutto nella direzione dell'impiego dei giovani per la ricerca e l'innovazione, riconoscendo alle imprese una percentuale maggiore di finanziamento a fondo perduto o anche un voucher dignitoso. Stiamo perdendo un'intera generazione di talenti, come se li mandassimo al fronte». In tema di flessibilità e di riaccompagnamento al lavoro, si accoda la collega Elena Donazzan. «Noi abbiamo già anticipato alcune considerazioni, con grande disponibilità da parte di lavoratori e sindacato, con spinte più o meno riformiste ma senza conflitto. Il ministro Fornero ha una posizione da docente e punta ad imporla alla società, mentre da noi è stata la società a chiedere alla politica di procurare degli strumenti».

Un esempio giunge dalla Confartigianato. «Un sistema di corsi da quasi 4 milioni di euro sostenuti a metà da Ebav e Regione - ricorda il presidente, Giuseppe Sbalchiero - ha fatto registrare l'esaurimento dei posti disponibili. Tutto ciò che si può sperimentare lo si faccia, noi siamo qui». «È giusto che le prove si svolgano a livello territoriale - è il punto di vista di Massimo Zanon, numero uno di Confcommercio - perché ogni Regione ha una storia a sé. Il Veneto non butterà via questa occasione». Concentrarsi su servizi coerenti con la flexicurity è anche il suggerimento di Gerardo Colamarco, segretario veneto della Uil. «Si può promuovere la sperimentazione di una forte sussidiarietà nel sociale, estendendo e potenziando il welfare regionale. Un ruolo attivo potrebbero averlo i fondi come Solidarietà Veneto, per finanziare opere di utilità sociale». «Attenzione, si sta usando un termine improprio» ammonisce però il pari grado della Cgil, Emilio Viafora. «Nell'idea della flexsecurity c'è la difesa del lavoratore non sul posto di lavoro ma sul mercato, il che presuppone un salario minimo garantito da parte pubblica per tutta la durata della ricerca di un nuovo impiego. Risorse che qui non sono disponibili».

Vedi anche...