Speedline, la protesta si trasferisce a Roma. Assemblea con i parlamentari: il governo si deve impegnare

MESTRE - Determinati a portare il caso Speedline a Palazzo Chigi. Si intensifica la mobilitazione dei 530 lavoratori dell'azienda di Tabina di Santa Maria di Sala, contrari al trasferimento delle produzioni di ruote di alta gamma, finora realizzate in esclusiva in Italia, nell'ipertecnologico polo bavarese della multinazionale Ronal.
A fronte delle consistenti perdite economiche, la situazione rischia di precipitare: la multinazionale svizzera potrebbe infatti chiudere l'intero stabilimento, sferrando un duro colpo all'occupazione. Lo hanno denunciato nella mattinata di ieri i rappresentati dei lavoratori, in un'affollata assemblea aperta alla quale hanno preso parte parlamentari e politici regionali e provinciali. Nel pomeriggio invece il consiglio comunale di Santa Maria di Sala, in seduta straordinaria, si è riunito a Villa Farsetti approvando un ordine del giorno nel quale manifesta «preoccupazione e contrarietà al possibile disimpegno di Ronal» e chiede «al governo e istituzioni di concertare una politica congiunta su progetti di rilancio industriale e produttivo».
La multinazionale ha già avviato un piano di investimenti da sei milioni di euro. La condizione perché venga completato è, però, l'abbattimento dei costi. L'occasione per fare il punto sarà, ha comunicato l'assessore provinciale alle attività produttive Massimiliano Malaspina, l'incontro al Ministero dello Sviluppo economico, che è stato rinviato ieri a venerdì 26 marzo. Con i lavoratori si sono schierati tutti i sindaci dell'area: Scorzè, Mirano, Mira, Spinea. «Come nel caso dell'Alcoa, la vertenza Speedline deve diventare politica e arrivare sul tavolo della Presidenza del consiglio - sottolinea Gianni Fanecco, segretario della Fim-Cisl di Venezia - perché l'unico modo per fare pressione sulle multinazionali è un impegno diretto del Governo». Particolarmente duri, nel corso dell'assemblea con i lavoratori, i consiglieri regionali di Rifondazione Comunista Pietrangelo Pettenò e dei Comunisti italiani Nicola Atalmi, che invitano a dare concretezza allo slogan «Prima il Veneto», «per impedire la chiusura di un'azienda- spiega Atalmi - sana e tecnologicamente avanzata», che insieme alle altre crisi industriali rischia «di creare nel veneziano

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