Sottoscritto l'accordo: l'alternativa, rischiare di perdere il lavoro. Fonderie Zen, gli operai si autoriducono lo stipendio.

Buone notizie arrivano dalla Lofra di Teolo acquisita dal gruppo iraniano Polysteel Tutti i dipendenti rientrati al lavoro in anticipo.

Pur di continuare a lavorare e partecipare attivamente al rilancio produttivo dell'azienda, e in mancanza di alternativa, le tute blu delle Fonderie Zen, in amministrazione straordinaria in base alla legge Prodi-Marzano e guidata dal commissario veronese Gian Nicola Cusumano, non hanno esitato a sottoscrivere, nella sede della Confindustria alla Stanga, un'intesa in base alla quale si autoriducono il salario sino a novembre.
Si tratta di una scelta dettata dalla necessità di ridurre il costo del lavoro per unità di prodotto.
Ma anche dettata dalla necessità di rendere più competitiva nel mercato delle ghise, sia grigie che sferoidali, la storica fonderia di strada Battaglia, che prima era di proprietà del Gruppo Garro e prima ancora della «lady di ferro» Maria Antonietta Zen. «In pratica 105 dei 195 lavoratori, pur di venire incontro alle esigenze del mercato del settore dove la concorrenza sta diventando sempre più spietata, si sono impegnati a rinunciare al premio di produzione sino ala fine di novembre - sottolinea Antonio Silvestri, il segretario provinciale della Fiom-Cgil, che, assieme a Luca Gazzabin, della Fim-Cisl, ha sottoscritto l'importante accordo - Naturalmente i contenuti dell'intesa sono in piena sintonia con il contratto nazionale di lavoro dei metalmeccanici e sono in linea con le normative che regolano il comparto». Ed i risultati dell'intesa all'interno della fabbrica, che l'anno scorso fu visitata anche dal segretario nazionale della Cgil, Guglielmo Epifani, già si vedono perché la Zen, nelle ultime settimane, ha acquisito nuove ed importanti commesse. Intanto da un'altra notissima azienda del settore meccanico arrivano non buone, ma ottime notizie. Alla Lofra, di Treponti di Teolo, acquisita, attraverso il concordato preventivo concesso dal Tribunale, dal gruppo iraniano Polysteel di Teheran, in base all'accordo firmato dai sindacalisti della Fim, Gianni Castellan e Sandro Barbiero e dallo stesso Silvestri della Fiom, sono rientrati a lavorare nell'azienda, aperta nel 1954 dalla famiglia Lovato, già quasi tutti i dipendenti che, invece, erano in lista d'attesa per essere riassunti solo entro la fine del prossimo mese di novembre. Questo perché la Nuova Lofra ha già messo le ali. Tant'è che vi si producono già cento cucine di qualità al giorno, esportate quasi tutte nel nuovo Iran del leader islamico Ahmadinejad.