Sospeso il fallimento dell Unifast dei Faccia

«Pronti a riassumere entro poche settimane gli operai e a riprendere la produzione». Svolta alla Unifast di Bagnoli, l'azienda di carri miscelatori per la zootecnia, dopo la sentenza della Corte d'Appello che ha sospeso la procedura di fallimento avviata dal Tribunale di Padova. Tuttavia, le organizzazioni sindacali, che hanno seguito da vicino tutte le fasi della vicenda, non nascondono il loro scetticismo. Un passo indietro. Nell'autunno scorso, dopo diversi mesi di travaglio, il giudice aveva decretato il fallimento dell'azienda di proprietà dei fratelli Faccia - incluso l'ex «serenissimo» Fausto Faccia - a causa dei gravi problemi finanziari. Tutti gli operai, da tempo senza stipendio, erano stati posti in cassa integrazione. I titolari hanno sempre sostenuto che il lavoro non mancava e che erano state le banche a mettere in seria difficoltà l'azienda, fino alla chiusura. E in soccorso di Unifast si è mossa l'associazione antiracket e antiusura, che ha impugnato il fallimento. «La Corte d'Appello di Venezia», spiega la presidente dell'associazione Maria Lorena Sacchi «contrariamente al giudice di primo grado del Tribunale di Padova, ha ritenuto che la tutela dell'imprenditore, come la ratio della legge prevede, debba essere applicata proprio per evitare ulteriori e irreparabili danni ad una società sostanzialmente sana e ai suoi numerosi dipendenti. Ora la Unifast è pronta a riassumere tutti i cinquanta dipendenti nell'arco di trenta-quaranta giorni». Diversa la posizione dei sindacati: «Intanto va precisato che hanno ottenuto solo la sospensione della procedura di fallimento», commenta Alessandro Barbiero della Cisl «e che nel caso di annullamento saranno obbligati a riassumere i dipendenti ora in cassa integrazione. Insomma, staremo a vedere, per il momento invitiamo i lavoratori alla massima cautela».
(Nicola Stievano)