Sit in e corteo in difesa degli immigrati
Lanciata su Facebook da tre studenti universitari, la manifestazione di solidarietà agli immigrati di Rosarno è stata un successo. Più di trecento persone si sono radunate davanti alla Prefettura per dire no allo sfruttamento dei braccianti stranieri e alla strumentalizzazioni politiche di quei fatti. L'appello su internet ha fatto breccia: ad aderire Giuristi democratici, Asu, Studenti Per, Razzismo Stop, Giovani democratici, Sinistra e libertà, Rifondazione comunista, Collettivo di Scienze politiche - Reality Shock, Karibu Africa Onlus, Beati i Costruttori di Pace, Cgil, Sindacato degli studenti, Comunità palestinese veneta, Partito comunista dei lavoratori. Molti i volti noti tra cui don Albino Bizzotto, Daniela Ruffini, Edgar Serrano, Vincenzo Cusumano, Wilma Mazza. Un orizzonte trasversale, unito dall'indignazione. Da piazza Antenore un centinaio di manifestanti ha quindi dato vita a un corteo lungo il Liston. Ad organizzare il presidio antirazzista è stato Antonino Celi, studente di Giurisprudenza originario proprio di Rosarno: «Sono indignato dalle dichiarazioni assurde del ministro Maroni, che ha parlato di emergenza legata ai clandestini. A parte che il 60% dei braccianti stagionali censiti a Rosarno è regolare, hanno reagito alle pallottole nell'unica maniera con cui potevano farsi sentire. E non è certo la prima volta che vengono presi a colpi di pistola o picchiati». Da anni Celi partecipa alla Rete antirazzista reggina, battendosi per i diritti dei migranti. «La storia dei braccianti stranieri parte negli anni '90 con immigrati dell'Est Europa. Ora a fare questo lavoro sono solo africani, trattati come schiavi e oggetto di violenza gratuita, da parte di giovani del posto e delle famiglie della 'Ndrangheta. Quest'anno molta manodopera africana è scesa dal Nord per la crisi. Anche da Padova». «Ma le arance sono rimaste sugli alberi perché l'Europa ha ridotto i finanziamenti alle produzioni agricole. Lavoratori africani in condizioni di miseria, limiti di produzione, inerzia delle istituzioni e razzismo hanno creato una miscela esplosiva».
Simone Varroto