Sinistra in piazza per sostenere il senegalese rifiutatosi di far entrare in casa vigili e assessore. Manifestazione anti-ronde tra le polemiche
Gli immigrati: «Parecchi di noi sono qui da anni e ci controllano adesso?». Sindacati divisi, Cgil tagliata fuori dal patto tra Cisl, Uil e Comune
CAMPOSAMPIERO. Clima di festa ieri in piazza per la manifestazione organizzata dall'associazione senegalese Japoo, ma non sono mancate le polemiche. Sul palco i rappresentanti di numerose associazioni. «Siamo a Camposampiero da 18 anni - commenta Gueye Papa presidente di Japoo - e non abbiamo mai avuto problemi. In questi ultimi mesi invece, con questa politica di controlli nelle nostre case, ci sentiamo discriminati». Mady Cisseh, che si è opposto al controllo in casa, precisa: «Non siamo contro il sindaco; i controlli vanno fatti, ma da carabinieri, polizia o vigili; non può un assessore entrare in casa nostra a controllare dove viviamo». Sul palco anche Nona Evghenie, consigliere comunale rumena a Padova, e Daniela Ruffini, presidente dello stesso consiglio, che ha ricordato «al sindaco che non sono legali queste azioni». Ma è stato giù del palco l'agone della polemica. Andrea Castagna, segretario di Cgil Padova, se l'è presa con il sindaco Domenico Zanon e con Cisl e Uil che hanno firmato ieri un accordo sull'immigrazione: «Non ne siamo nemmeno stati informati, solo perché avevamo chiesto delle modifiche. Il sindaco mi ha risposto di aver invitato solo chi era d'accordo». Katia Maccarrone e Luca Masetto, della minoranza, sono «preoccupati per il clima di scontro che si sta instaurando. I controlli c'erano anche prima di Zanon, ma le comunità straniere vivevano tranquillamente, con ottimi rapporti di collaborazione con l'amministrazione». Zanon ha definito la manifestazione un «flop», «vista la piazza mezza vuota. A Camposampiero non ci sono ronde né perquisizioni, Bensì ospitalità verso chi si integra e rispetta e regole. Regole che questi signori non rispettano essendo saliti sul palco, allestito per il concerto di stasera, nonostante il divieto e il nastro rosso».
Francesco Zuanon