Sindacato. Ieri incontro Uilm all'Alfa Hotel
«A Vicenza c'è già il Marchionne-style Senza scandalo»
Vicenza - «Non c'è un modello Marchionne, è stata l'enfasi di questi mesi a crearlo, mentre quanto contenuto negli accordi di Pomigliano e Mirafiori in termini di orari, pause, produttività, assenteismo e rappresentanza è presente negli accordi sottoscritti in centinaia di aziende italiane, anche unitariamente o solo dalla Fiom, quando c'erano da salvare i postio di lavoro. Anche nel Vicentino».
Così Carlo Biasin, segretario provinciale della Uilm risponde alla Fiom che, lanciando lo sciopero del 28 gennaio, aveva paventato un'avanzata del modello Marchionne che avrebbe messo in discussione i diritti dei lavoratori. «Se la Fiat avesse portato a casa risultati dalla firma degli accordi - continua - capirei l'atteggiamento dei metalmeccanici cgil, ma così non è stato. I lavoratori hanno avuto più soldi in busta paga, facendo 17 turni, mentre alla Beltrame sono 21. Per quanto riguarda la malattia, poi, il 70% degli accordi aziendali firmati nel Vicentino prevede norme per ridurre l'assenteismo, che in media qui è del 4,3%, mentre a Pomigliano era del 40% e a Mirafiori del 7. Qui, però, nessuno ha gridato allo scandalo».
Di Fiat Biasin ha parlato ieri mattina all'Alfa Hotel, durante l'incontro sul tema al quale hanno partecipato anche il segretario veneto Gerardo Colamarco e quello nazionale Rocco Palombella. E proprio Colamarco ha sottolineato che «accordi simili a quello della Fiat nel nostro territorio ce ne sono tanti, alcuni vanno anche al di là e questo dimostra che in Veneto il sindacato è protagonista. Ora ci stiamo confrontando con la Regione, perché dopo i due accordi su cassa integrazione in deroga e mobilità in deroga ha fatto poco. Negli ultimi due anni si sono persi 80mila posti di lavoro. La percentuale di manifatturiero è ancora alta e bisogna assecondare chi fa ricerca sui processi e prodotti e chi assume giovani. Non è poi accettabile la reintroduzione dell'addizionaleIrpef, quando basterebbe tagliare gli sprechi nelle Ulss e nelle Province, senza dare ai lavoratori un segnale di riduzione del fisco. Di fronte all'evasione non possiamo essere sempre gli unici a pagare».
Maria Elena Bonacini