Sindacati. La Fiom accusa Fim e Uilm di impedirle di andare alle assemblee. Scontro tra le sigle sul contratto.
Sabato 14 Novembre 2009, Rovigo - (f.br.) «Nelle fabbriche vige la dittatura». È severo Paolo Zanini, segretario della Fiom Cgil, nei confronti di Fim Cisl e Uilm Uil che non consentirebbero alla sua organizzazione di andare a discutere negli stabilimenti sul contratto dei metalmeccanici. La Fiom rivendica l'impossibilità di poter illustrare le ragioni del rifiuto di apporre la firma su un'intesa che prevede incrementi salariali irrisori (50 centesimi al giorno per il terzo livello) senza fare alcun passaggio strutturale sul grave momento di crisi. Ieri ancora una volta i lavoratori sono scesi in piazza, quelli della Fiom, per manifestare non solo le difficoltà delle aziende polesane, ma per evidenziare una grande anomalìa. Per questi stabilimenti la battaglia si fronteggia unitariamente, per poi entrare nelle fabbriche separati sul contratto. «Fim e Uilm rifiutano il confronto e vogliono far votare solo i propri iscritti al referendum, imponendo un contratto che hanno firmato solo loro - si indigna Zanini - questa non è democrazia, si crea una dannosa frattura tra i lavoratori, che sono disorientati». Il problema è che la Fiom ha già esaurito, prima della firma dell'accordo separato, le sue ore per effettuare le assemblee e le altre due sigle sembra stiano sfruttando il vantaggio. «Il nostro referendum - hanno replicato i segretari Nicola Panarella della Fim e Mirco Bolognesi della Uilm - è rivolto solo ai nostri iscritti perché sono loro che ci permettono di svolgere tutti i giorni l'attività sindacale con la loro adesione». Evidente che per la Fiom, la più rappresentativa nel metalmeccanico, questo è elemento di discriminazione. «Ha potuto fare tutte le assemblee che ha voluto, non impediamo a nessuno di svolgere il proprio ruolo - spiegano - ma pretendiamo che ci sia lasciata la possibilità di svolgere il nostro. Abbiamo firmato in un contesto economico sfavorevole un ottimo contratto, bisogna smettere di promettere senza portare a casa risultati per le tasche dei lavoratori». Forse per la Fiom valeva la pena resistere un po' di più per ottenere risultati più concreti.