Sicet: poco conveniente. Sunia: trovata elettorale
VENEZIA- Solo tre inquilini su dieci comprerebbe la casa Ater in cui vive. Il piano straordinario di vendita pensato dalla Regione rischia di fermarsi prima di cominciare. La delibera di Palazzo Balbi è stata bloccata ma le Ater del Veneto hanno ricevuto mandato di verificare le intenzioni degli inquilini. E così a gennaio sono partite 5.270 lettere nella sola provincia di Venezia a tutti coloro che abitano alloggi edificati prima del 1990 e non inserite nel Piano vendita del 2004, che stabiliva di alienare più o meno metà del patrimonio.
Sono state poco meno di duemila le persone che hanno rispedito il modulo allegato, per la maggior parte (93 per cento) favorevoli, ma troppi sono stati coloro che hanno glissato in linea con quanto è accaduto per le proprietà del Comune. Ca' Farsetti ha però scelto di non vendere alloggi di sua proprietà tranne che 60 appartamenti in terraferma su condomini misti pubblico-privato. «In 18 compereranno e stiamo procedendo con le stime», spiega l'assessore alla casa Mara Rumiz. «Non è conveniente - dice Antonio Ceron, segretario di Sicet, sindacato inquilini di Cisl -. Sono condomini e alloggi vetusti, con molti interventi da fare e i prezzi non sono stracciati come annunciato».
Un appartamento ad esempio di Marghera degli anni '30 e affittato da 20 anni a una coppia over 65 avrebbe un costo ribassato del 50 per cento, tra i 30 e i 40 mila euro. La casa andrebbe però restaurata (molti alloggi sono senza riscaldamento, hanno bagni, serramenti e impianti fuori norma), la spesa dunque lieviterebbe. Di conseguenza, un inquilino anziano e, spesso, con la pensione minima non prende nemmeno in considerazione l'ipotesi di un acquisto. «Molte persone stanno rispondendo sì nel timore che la casa sia messa all'asta», aggiunge Ceron. In effetti nella lettera l'Ater parla di prima fase del piano (che prevede la prelazione per gli inquilini) seguita in un secondo momento dall'evidenza pubblica. «Le quasi 6mila lettere stanno creando scompiglio, la verità è che dietro a quest'operazione non c'è nulla di concreto se non campagna elettorale», commenta Ivana De Rossi, segretaria di Sunia, sindacato inquilini Cgil. E se il giudizio dei sindacati degli inquilini sull'operazione è negativo, dall'Ater arrivano rassicurazioni agli inquilini. «Stiamo effettuando solo un sondaggio - dice il direttore dell'Ater di Venezia Aldo Marcon- la delibera al momento è congelata».
In sostanza non c'è ancora nulla di concreto nel Piano straordinario di vendita. L'ipotesi di alienazioni di massa però preoccupa Ca' Farsetti, le lettere sono state inviate anche a Venezia nonostante le case popolari del centro storico siano inalienabili contro il rischio di speculazione. «La Regione insiste per essere meno rigidi sul centro storico - dice Rumiz -. Vendere il patrimonio pubblico senza prevedere nuove edificazioni è in controtendenza con quanto accade in Europa». Il disagio sociale poi è in continuo aumento. «Le richieste di sostegno alla casa sono sempre di più e ricadono sui Comuni - dice l'assessore - se le Ater dismettono non avremo di che rispondere alla domanda». Solo a Venezia ci sono oltre 2 mila famiglie in graduatoria dal 2005 e a breve arriverà il nuovo bando Erp. Facile che i numeri salgano ancora.