Secondo la Cgil sarebbero 70mila le persone ingaggiate nel 2010 con questo tipo di contratto. Lavoro a chiamata. Il Veneto raddoppia

Venerdì 10 Dicembre 2010, In Veneto è boom per i contratti di lavoro a chiamata. Secondo il centro studi Veneto Lavoro della Cgil, entro la fine di dicembre si arriverà a 70mila ingaggi in un anno, un valore doppio rispetto al 2009. Cresce anche la quota di «mercato» di questo tipo di contratto, che a metà 2010 rappresentava il 17,5% del totale delle assunzioni in Veneto, quando nello stesso periodo del 2008 valeva solo l'1,1%. «Inutile nascondere la verità - denuncia Fabrizio Maritan, segretario regionale Filcams-Cgil - questo strumento è facilmente aggirabile, con il rischio concreto che si evada il versamento dei contributi. Per un ispettore del lavoro è impossibile valutare il reale impiego del lavoratore a chiamata».
Ecco, secondo il sindacato - che sul tema ha organizzato ieri un ampio seminario - dietro al boom in Veneto del «lavoro a intermittenza» ci sarebbe la convenienza nel creare lavoro «grigio», quindi non propriamente nero, il quale prevede poche ore in regola e il resto del salario fuori busta, con un forte risparmio sui contributi.
«Può succedere - conferma Ornella Agostini, dirigente regionale del Ministero del Lavoro - che il lavoratore intermittente sia in realtà usato come un lavoratore part time o, peggio ancora, come fosse un tempo pieno. La chiamata avviene così tutti i giorni o a giorni predeterminati. Non è lavoro nero, ma grigio, difficile da verificare». I dati forniti dalla Filcams-Cgil rilevano come sia proprio il Nordest l'area italiana dove il lavoro a chiamata ha attecchito di più: è qui che si trova il 60% nazionale dei contratti a chiamata, di cui ben il 40% in Veneto.
«È un lavoro che costa meno - sottolinea Adriano Filice, segretario generale Filcams - e che rende il lavoratore una merce. Il lavoro a intermittenza è usato nella stragrande maggioranza di casi nel settore turistico, con alte percentuali anche nel commercio, specie in occasione di festività o nei fine settimana. Siamo sicuri che questo strumento, nato per regolarizzare contratti irregolari, non serva solo a creare nuove impunità e nuove opportunità di evasione?».
Da parte sua, gli esercenti respingono l'impianto accusatorio del sindacato e ribattono: «Non è colpa dello strumento - spiega Luca Bertuola di Confcommercio Veneto - ma di chi vuole farla franca. Il contratto a chiamata è invece uno strumento molto utile per i più giovani e per chi vuole avere un secondo lavoro in regola».

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