«Se i docenti non lavorano abbastanza basta cambiare la legge e non colpevolizzarli»

Dopo aver letto l´articolo “"Prof, basta vacanze Date un senso al vostro lavoro” firmato da Gianni Zen, preside del liceo “Brocchi” di Bassano, e la successiva lettera a sostegno dello stesso firmata dal prof. Baldo, desidero formulare alcune osservazioni. Zen deplora che gli insegnanti nel periodo natalizio siano in “vacanza” come i loro allievi e non in “ferie”, come gli altri lavoratori.
Riconosce, bontà sua, che forse alcuni insegnanti in questo periodo correggono compiti, studiano eccetera, ma la sua esperienza (di insegnante, presumibilmente) gli fa ritenere che la grande maggioranza si dia ai bagordi. Che forse lo facciano anche i dirigenti, è appena accennato.
Come prova che l´insegnamento sia un passatempo si osserva che quasi tre quarti degli addetti sono donne, “aspetto che la dice lunga”. Nulla invece sulla percentuale di colleghi maschi che praticano stakanovisticamente anche durante le vacanze un secondo lavoro.
Io mi limito a rilevare che la normativa e il contratto vigente, peraltro bloccato allo scopo di non concedere aumenti di stipendio, prevedono che il servizio obbligatorio sia quello di fare scuola nei giorni previsti dal calendario scolastico, di svolgere le attività collegiali funzionali all´insegnamento quantificate in 80 ore, e una serie di attività definite “funzione docente” non quantificate e gestite dal docente al di fuori dall´orario obbligatorio: esami, scrutini, correzione compiti, ricevimento genitori, aggiornamento, preparazione delle lezioni e altro. Ulteriori attività (supplenze, corsi di recupero), definite “aggiuntive”, devono essere retribuite a parte. Si ritenga che sia tanto impegno o poco, non importa: questa è la legge attuale. Se a Zen e Baldo non piace, se vogliono gli insegnanti al lavoro otto ore al giorno anche durante le “vacanze”, propongano cambiamenti delle leggi e li sostengano presso i loro referenti politici, invece di recriminare sulle vacanze natalizie o sulla “follia della gestione ministerial - sindacale della scuola”.
Vorrebbe per cortesia Zen dire quali sindacati e in qual modo siano responsabili dell´attuale situazione? E se il “retaggio sovietico” sia dovuto a qualche talpa del Kgb sopravvissuta alla caduta dell´Urss nei recessi del Ministero o ai ministri democristiani, palesi od occulti, che dal dopoguerra ai giorni nostri hanno gestito la Pubblica istruzione?
Ancora meno comprensibile è il lamento sullo scarso entusiasmo degli insegnanti, anche se giovani. Si riconosce che gli stipendi sono tra i più bassi d´Europa, e si pretende dedizione, spirito di sacrificio, gli occhi che brillano di gioia nell´entrare in classe. In certi passi pare di sentire don Milani, ma la vocazione alla santità oggi non è di moda, difficile pretenderla dagli altri: almeno il priore di Barbiana cercava di dare l´esempio. I giovani, in gamba o meno, se non hanno alle spalle una famiglia benestante, cercano un lavoro equamente retribuito e possibilmente stabile, non belle parole. Non vedo come il gettare fango addosso alla categoria, unico effetto pratico dei due interventi citati, possa contribuire a realizzare quanto auspica il preside Zen.
Infine certe affermazioni decisamente non le digerisco. La "bella domanda", che Zen butta lì senza spiegar nulla, cioè se la scuola premi i ragazzi intelligenti o quelli diligenti. Cosa si vuole dire? Io pensavo che la scuola dovesse educare e formare, non "premiare" qualcuno, magari in virtù dei suoi cromosomi, a scapito di altri.
Sergio Fortuna - Cub scuola Vicenza

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