Scuola: indagine sul disagio mentale professionale degli insegnanti. Invettive, aggressioni, sculacciate. Sale in cattedra lo stress del prof

VICENZA - Lo stress sale in cattedra e in aula volano parole dure contro gli alunni, quando ad alzarsi non sono i quaderni o le mani di qualche insegnante. Di rigetto dai banchi si levano crisi collettive di pianti e insofferenza alla scuola. Si apre una finestra su una problematica poco conosciuta, su casi di cronaca clamorosi che però si annidano in più di qualche classe anche veneta. La colpa - dice uno degli esperti del settore - è del «dmp», il disagio mentale professionale che sembra colpire gli insegnanti. A parlare a presidi e prof del rischio psicosi è Vittorio Lodolo D'Oria, medico specialista componente del Collegio medico della Asl di Milano per il riconoscimento dell'inabilità al lavoro per causa di salute, che dal 1998 si occupa del disagio mentale professionale negli insegnanti. In Veneto in questi giorni per informare della questione e far firmare un appello affinchè il ministero dell'Istruzione faccia formazione e prevenzione sulla questione, Lodolo D'Oria porta a esempio situazioni concrete. «Ricordo - dice - di un fatto specifico, non posso dire in quale provincia di questa regione. Qui in Veneto non mi è mai capitato di seguire episodi di "botte" ma di manifestazioni d'ira, di aggressività verbale, sculacciate. Si trattava di una maestra delle elementari a cui poi è stato diagnosticato un disturbo della personalità. Sono stati lanciati quaderni, i bimbi mostravano il disagio con il pianto».
Ed il Veneto è una delle regioni, assieme ad altre undici, dove lo specialista ha compiuto un'indagine tra l'ottobre 2008 e l'ottobre 2009 sulla salute di chi lavora in cattedra. Su 2185 docenti che hanno risposto al questionario, «il 71 per cento ha riconosciuto che nella sua vita prevale lo stress di origine professionale rispetto a quello extra-lavorativo. E a inizio anno scolastico solo il 30 per cento del campione si ritiene "sereno", mentre il 57 per cento si definisce "in apprensione" e il 12 per cento "in grave stato ansioso". Per affrontare i propri problemi, i due terzi del campione sostiene di ricorrere all'appoggio dei colleghi e alla condivisione delle difficoltà, mentre il terzo restante preferisce reagire chiudendosi in se stesso».
Tra i fattori che concorrono al «burnout» da insegnamento, l'esaurimento da lavoro, secondo Lodolo D'Oria ci sono l'innalzamento dell'età pensionabile, ma anche un «clima peggiorato» e una media di insegnati sui 50 anni di età. La questione, recentemente, è entrata anche in Parlamento con un'interrogazione ad hoc della deputata vicentina del Pd Daniela Sbrollini. Anche il sindacato Gilda si è interessato del problema, ospitando a due momenti di riflessione il professor Vittorio Lodolo D'Oria. Ieri, infatti, ha partecipato a un'assemblea sindacale a Vicenza. Oggi, invece, sarà all'istituto Ruzza di Padova dalle 9 alle 13.
Elfrida Ragazzo

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