Save, guerra sul contratto Referendum alla Pomigliano. Sciopero degli straordinari per un mese degli addetti alla sicurezza. Ultimatum di Marchi: «Sì all'80% o esternalizzo tutto».
Save, guerra sul contratto Referendum alla Pomigliano. Sciopero degli straordinari per un mese degli addetti alla sicurezza. Ultimatum di Marchi: «Sì all'80% o esternalizzo tutto».
Hanno detto Il braccio di ferro. A Venezia l'assenteismo è all'11%: la cultura delle grandi aziende statali non è superata
L'esempio Fiat Marchionne è un grande manager e la sua idea di un dialogo diretto con i lavoratori è positiva
VENEZIA - Un referendum sul contratto tra i 230 addetti alla sicurezza degli aeroporti di Venezia e Treviso. Lo ha annunciato ieri Enrico Marchi, presidente di Save, la società di gestione dei due scali, che sfida così i sindacati dei dipendenti della controllata Save Security, la società alla quale sono affidati i controlli all'interno delle aerostazioni, che avevano annunciato una serie di iniziative di protesta.
Per Marchi la richiesta vera di alcune sigle sindacali è di veder applicato il contratto nazionale Assaeroporti, al posto dell'attuale contratto di lavoro con il quale il personale della security è stato assunto, ovvero come normali addetti alla vigilanza. Il passaggio equivarebbe ad un sostanzioso 30% in più sugli stipendi.
Il presidente di Save è netto. «Se almeno l'80 per cento dei lavoratori sarà d'accordo a lavorare con questo contratto possiamo continuare». Altrimenti? «Non esiterò a terzializzare l'attività - afferma il presidente di Save - rivolgendomi a una qualsiasi grande azienda specializzata nella vigilanza». L'obiettivo di Marchi è organizzare la consultazione nel giro di dieci giorni, dopo una consultazione con i rappresentanti dei lavoratori. «Ma potremo fare il referendum - precisa - anche se i sindacati diranno di no».
È il modello applicato a Pomigliano dall'amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne: «È un grande manager e la sua idea - sottolinea Marchi - di un dialogo diretto con il lavoratori è positiva». E per Marchi la quota di sicurezza per il sì è l'80%: un'approvazione con una maggioranza risicata potrebbe far continuare i «ricatti» verso l'azienda, rappresentati dalla serie di scioperi indetti a settembre.
L'annuncio è arrivato a sopresa ieri in serata, nel corso di una conferenza stampa, dopo che un incontro con sindacati ed Enac, svoltosi la mattina aveva evidenziato lo stato di tensione e la forte conflittualità anche tra le stesse sigle sindacali. «Le sfide della competizione globale, nella quale gli aeroporti si sfidano tra loro per attrarre più compagnie e più passeggeri, ci impongono - aggiunge Marchi - di essere chiari». Secondo il presidente di Save la società di gestione dell'aeroporto ha davanti a sé due strade: «La gestione della sicurezza in proprio oppure la sua esternalizzazione, come abbiamo già fatto all'aeroporto di Charleroi».
Il problema è rappresentato dai lavoratori dello scalo veneziano. Marchi li attacca direttamente. «L'assenteismo è dell'11%, il doppio rispetto a Treviso, dove è pari alla media nazionale». Venezia paga inoltre, secondo Marchi la sua storia, legata alle grandi aziende di Stato: «Una cultura che non è stata superata».
I dipendenti veneziani di Save Security hanno respinto a luglio (ma all'assemblea hanno votato solo in venti) la proposta di accordo per il rinnovo contrattuale, sottoscritta da Cgil e Cisl ma rifiutata dalla Uil e dai sindacati di base. I rappresentati Uil sindacato di Angeletti hanno così invitato i lavoratori ad incrociare le braccia il 18 settembre, mentre da lunedì scatterà un duro sciopero di un mese dello straordinario, proclamato invece dai Cobas. Il rischio, per i passeggeri, è che i tempi per il superamento dei controlli ai varchi d'ingresso si dilatino.
Secondo Giampietro Antonini, segretario della Rdb-Cub di Venezia, «lo scontento è al limite e lo sciopero avrà l'adesione totale dei lavoratori, dimezzando la presenza di personale ai varchi». Le responsabilità connesse al loro delicato incarico, l'obbligo di portare un'arma, non sarebbero adeguatamente pagate: lo stipendio non supera i 1.200 euro. Per Marchi, però, il confronto va fatto «con quei colleghi che stanno davanti ad una banca o a bordo di un furgone portavalori e che corrono rischi ben maggiori».
Un primo risultato dell'annuncio del presidente di Save è però quello di ricompattare i lavoratori. La Cgil, finora seduta al tavolo delle trattative, ora sceglie di schierarsi con le richieste di Rdb-Cub e Uil. Il segretario generale Roberto Montagner detta la linea: «Marchionne ha affascinato anche Marchi, ma imitandolo non si risolve i problemi: i lavoratori avevano chiesto 100 euro di aumento in tre anni; ne sono stati loro offerti 30 in cinque anni. Marchi sta strumentalizzando le loro rivendicazioni. Se ci sono lavoratori che si fanno rappresentare dai sindacati di base è per l'atteggiamento di Save». La Cgil promette che si opporrà al referendum e lancia un appello a rinunciare alla consultazione: «Riprendiamo il dialogo».