Sanità. La Giunta veneta approva la delibera che configura nuove forme di associazione per potenziare l'assistenza primaria sul territorio e "scaricare" gli ospedali
Ambulatori sempre aperti con il potenziamento dell´assistenza sul territorio previsto dalla ... Assistenza primaria, si cambia. Diremo addio alle Utap e approderemo alle "medicine di gruppo integrate".
Un passaggio indolore, perchè le Unità territoriali di assistenza territoriale di fatto non hanno avuto successo, per quanto fossero state descritte lo scorso decennio come la nuova forma di aggregazione che avrebbe dovuto garantire l´intero ciclo di assistenza primaria, per 24 ore su 24 e per l´intero arco dell´anno, festività comprese, attraverso l´accorpamento di medici di famiglia, pediatri e medici di continuità assistenziale.
UTAP ADDIO. «È vero, le Utap non hanno preso piede come sperato», ammette l´assessore veneto alla Sanità, Luca Coletto, nel presentare «la logica evoluzione» di quella forma di aggregazione, «frutto di un progetto condiviso, dopo un lungo confronto, con la Fimmg», il principale Sindacato dei medici di medicina generale. Un progetto nato da un´analisi onesta: «Sia i distretti socio sanitari che la medicina di famiglia non hanno ancora trovato, nella maggior parte delle realizzazioni pratiche, un modello organizzativo omogeneo e pienamente rispondente ai bisogni di salute dei cittadini», partendo dall´assunto che «il territorio dev´essere caposaldo della cronicità e l´ospedale dell´acuzie».
Un principio, quest´ultimo, ben sviluppato nel Piano socio sanitario regionale approntato ma non ancora approvato e che trova una prima concretizzazione nella delibera che l´assessore Coletto ha fatto approvare ai colleghi di giunta l´altro giorno. Scrive Coletto: «Ci deve essere un reale coinvolgimento forte dei medici di medicina generale nella definizione di linee guida, protocolli diagnostici e terapeutici e nella concreta integrazione con i colleghi medici dipendenti. Il medico di famiglia deve essere valorizzato, ma al contempo va responsabilizzato rispetto al corretto utilizzo delle risorse pubbliche ancorchè sia legato al Servizio sanitario nazionale da un rapporto di lavoro di non dipendenza».
LAVORO IN EQUIPE. Come trovare la quadratura del cerchio? Scrive ancora Coletto in delibera: «Da medico solitario a professionista integrato, in un sistema di condivisione e flessibilità che gioverà ai pazienti e alle loro famiglie. Questa la peculiarità del modello di assistenza primaria che permetterà di garantire una migliore accessibilità ed affrontare pazienti sempre più "consumatori di assistenza." Di fronte a soggetti con patologie multiple, persone sane i cui stili di vita scorretti gravano sulla loro salute futura e un´età media dei pazienti in progressivo aumento (si prevede che entro il 2050 la popolazione degli ultra 75enni veneti raddoppierà dal 9,5% attuale al 15%) con conseguente incremento dei problemi di salute correlati, oltre che alla malattia, anche ad autonomia, disabilità e complessità gestionale, assume fondamentale importanza la proposta di nuovi modelli di accessibilità alle cure primarie capaci di rispondere alle diverse esigenze degli utenti. La soluzione individuata è orientata ad una riorganizzazione delle cure primarie in vere e proprie forme di Rete di assistenza che, grazie alla disponibilità di strumenti informatici e telematici, possano favorire lo scambio di informazioni cliniche e di conseguenza la continuità assistenziale tra i diversi livelli - preventivo, ospedaliero, territoriale - garantendo una visione integrata delle problematiche e centrata sulla persona nel suo processo di cura».
MENO OSPEDALE. «Una riorganizzazione», si legge in delibera, «volta ad una valorizzazione del territorio e del ruolo specifico e centrale del medico di famiglia operante in quel territorio. La svolta di un sistema che non sia più ospedale-centrico ma che investa sul territorio e indichi la strada da intraprendere per il futuro professionale. Si tratta di un traguardo che è frutto di una cultura associativa che si concretizza nella realizzazione di Reti in grado di fornire un servizio 24 ore su 24 per il miglioramento della qualità della salute di tutta la popolazione veneta».
Fulcro della nuova organizzazione dell´assistenza sanitaria saranno le AFT (Aggregazioni funzionali territoriali), che «svolgono funzioni di coordinamento e non di erogazione, tra gli studi medici in esse presenti». Le AFT dovranno essere individuate dalle Ulss, in relazione a alcuni criteri (popolazione assistita non superiore a 30.000 e con un numero di medici non inferiore a 15/20, organizzati in team). Si prevede l´attivazione di 3 AFT per ciascuno dei 53 distretti, per un totale di 159 in tutta la Regione.
24 ORE SU 24. Nelle AFT l´assistenza primaria dovrà essere garantita «24 ore su 24, 7 giorni su 7, operando in rete e in sinergia con le guardie mediche». Due le forme associative previste dalla delibera regionale: medicina di gruppo/integrata con sede unica (che dev´essere autorizzata dalla Giunta regionale e per la quale il medico riceverà 14,55 euro per assistito l´anno più quanto previsto dal contratto di esercizio) e medicina di gruppo senza sede unica (indennità base 10,45 euro l´anno per assistito più contratto di esercizio».
La medicina di gruppo integrata costituisce il modello organizzativo di riferimento e si avvale di risorse messe a disposizione dal distretto (personale infermieristico e amministrativo) e dalle Amministrazioni comunali (assistenti sociali e personale amministrativo); garantisce i Lea (Livelli essenziali di assistenza), realizza programmi di prevenzione, eroga prestazioni per il paziente acuto e gestisce il paziente cronico con possibilità di personalizzazione delle cure; implementa percorsi diagnostici-terapeutici, raccoglie dati socio-epidemiologici e mappa i bisogni locali; è supportata da una rete informativa-informatica.
Al medico che scelga la medicina di gruppo senza sede unica, invece, viene chiesto «di aderire al coordinamento degli orari di apertura dei singoli studi, in modo da garantire un orario di almeno otto ore giornaliere, distribuite tra mattino e pomeriggio per cinque giorni la settimana, per quanto possibile su prenotazione, salvo le urgenze; di impegnarsi a svolgere la propria attività ambulatoriale anche per gli assistiti dei colleghi aderenti al proprio gruppo e di coordinarsi per l´effettuazione delle visite domiciliari».
Il medico di continuità assistenziale (l´ex guardia medica) partecipa «alle attività delle AFT utilizzando 14 ore a settimana in attività diurna per la gestione di obiettivi primari di salute e collaborando, soprattutto, con le medicine di gruppo integrate per la gestione delle prestazioni aggiuntive (diagnostica rapida per la piccola patologia ambulatoriale, punto prelievi, prestazioni - in base a accordi aziendali e su specifici progetti - di codici bianchi e verdi inviati dal Pronto soccorso).
PRONTI A PARTIRE. L´assessore Coletto crede molto in questo modello organizzativo, «che anticipa quanto sarà previsto dal prossimo Piano sanitario nazionale e che conto di attivare già a partire dall´anno prossimo. I vantaggi sono indubbi: viene rafforzata la medicina sul territorio, così come chiedevano i medici di medicina generale; vengono spostati dall´ospedale al territorio tutti i servizi non prettamente ospedalieri e si alleggerisce la pressione dei codici bianchi improprio sui Pronto soccorso. In una frase, si avvicina la sanità pubblica al cittadino, che in un´unica struttura potrà trovare tutte le risposte a quei problemi che non afferiscano all´acuzia». P.COL.