«Salari e stipendi fermi da 10 anni» La denuncia di Bonanni (Cisl): il governo fa poco contro la recessione

«Salari e stipendi fermi da 10 anni» La denuncia di Bonanni (Cisl): il governo fa poco contro la recessione
Fisco e welfare nella relazione del leader fatta al congresso

ROMA. Salari e stipendi in Italia sono fermi da dieci anni e il governo «finora ha fatto poco» per arginare la crisi. Raffaele Bonanni (nella foto a fianco) aprendo il XVI congresso della Cisl ha dedicato la relazione agli effetti della crisi economica e alle proposte per superarla - a partire da fisco e welfare - auspicando la ripresa dell'unità tra le grandi confederazioni. E non ha mancato di criticare il populismo presente nella politica italiana.
Bonanni ha insistito sul basso livello di salari e pensioni «che hanno continuato a perdere potere d'acquisto». Si tratta di «un'emergenza nazionale» e la svolta deve arrivare «in un contesto di nuove responsabilità per i lavoratori, dalla partecipazione alla produttività e agli utili. Per pensioni e salari, oltre la riqualificazione del welfare, decisiva è l'equità fiscale». Il segretario cislino ha criticato il governo per come si sta muovendo nello scenario di crisi. «Il governo, diversamente da quelli degli altri maggiori paesi, non ha assecondato l'orientamento dell'Ue rispetto a un pur limitato e temporaneo superamento dei vincoli del patto di stabilità e non ha messo risorse aggiuntive per contenere gli effetti della crisi, sulla caduta del Pil e sul peggioramento del disavanzo».
La Cisl vuole un impulso straordinario all'economia, una riforma fiscale profonda e il rilancio di una vera concertazione tra le parti. Sul fisco si chiede l'abbassamento delle tasse sul lavoro dipendente e le pensioni compensate da un riordino delle imposizioni sui capitali, con un aumento dell'aliquota al 20%, e patrimoni. Bonanni boccia «le politiche dei due tempi, tra emergenza e riforme» e sollecita ancora il governo ad aprire un confronto su quel terreno: «Non siamo affatto d'accordo - ha precisato - con la tesi che per ora va affrontata l'emergenza, superata la quale, poi si penserà alle riforme strutturali». Per questo la Cisl apre all'introduzione del contratto unico «purché in un contesto efficace di relazioni sindacali e di tutele attive del lavoro e con una progressività di diritti e tutele riconducibili allo Statuto dei lavori».
Uno dei punti centrali è lo sviluppo della riforma degli ammortizzatori sociali intesi come «tutela universalistica di sostegno al reddito» in un contesto che punti all'unificazione del mercato del lavoro «nei diritti e nelle tutele sociali fondamentali compresa la copertura pensionistica, a prescindere dalle tipologie del rapporto d'impiego». Ma, avverte il segretario, il contratto unico non deve essere «un'invenzione elitaria confezionata in laboratorio» per avvallare «la tesi sbagliata, avversata da noi, che la precarietà del lavoro dipende dalla flessibilità non contrattata, mal pagata e non tutelata».
Bonanni ha smussato i passaggi più critici sulla Cgil presenti nella relazione consegnata a delegati e invitati (in cui era definita prigioniera «della logica dello sciopero generale») sostituendoli con un'esortazione a trovare un percorso comune «che apra la strada ad un lavoro unitario tra Cgil, Cisl e Uil».