Sàfilo perde Armani: ritorno a Luxottica. Licenza non rinnovata. Sindacati in allarme, a rischio centinaia di posti di lavoro

PADOVA — Giorgio Armani molla «Sàfilo» e torna due valli più a ovest, sempre nel Bellunese, nel portafoglio di quella «Luxottica» abbandonata otto anni fa, ma della quale aveva comunque conservato quasi il 5% delle azioni. La «guerra dei marchi» nell'occhialeria riaccende nel Bellunese le preoccupazioni per la tenuta occupazionale di un sistema già toccato, negli anni scorsi, da pesanti ridimensionamenti e che ora rischia di subire un altro trauma a causa di una schermaglia fra colossi confinanti.

Ieri la società padovana con polo produttivo centrale a Longarone, passata dal controllo della famiglia di Vittorio Tabacchi (uno dei figli del fondatore) a quello del fondo d'investimento olandese «Hal», ha comunicato il mancato accordo per il rinnovo della licenza «Armani» a partire dal 1 gennaio 2013. Capirne le ragioni è stata questione di un momento, dato che non esistono di fatto concorrenti in grado di produrre volumi tanto importanti se non il gigante di Leonardo Del Vecchio con quartier generale ad Agordo.

Supposizione confermata nel pomeriggio con una nota ufficiale congiunta, fra «Luxottica» ed «Armani» che parla di «una lettera di intenti propedeutica (ma non vincolante, Ndr) a un accordo di licenza esclusiva per il design, la produzione e la distribuzione in tutto il mondo di collezioni di occhiali da sole e da vista a marchio Giorgio Armani, Emporio Armani e A/X a partire dal 2013».

Fatti due calcoli, se «Sàfilo» ha chiuso il 2010 con un fatturato di 1.080 milioni di euro e se di questi 165 sono riferibili a prodotti a marchio Armani, è facile comprendere la portata del problema: il bilancio della società padovana diventa a rischio e di conseguenza i posti di lavoro.

Intanto si gongola in «Luxottica», sempre più dominatrice mondiale del settore. Era il 1988 quando «re Giorgio» e Del Vecchio inventarono gli occhiali griffati, trasformando un oggetto da «quattrocchi» in accessorio di moda e tendenza. Poi nel 2002 Armani se ne andò sbattendo la porta. Ora la riconciliazione. Armani deve aver riflettuto sul calo del fatturato (oggi vale 165 milioni all'anno, circa il 22% in meno rispetto a dieci anni fa). «Luxottica» da tempo corteggiava Armani, l'unica licenza ad aver lasciato Agordo. Per Del Vecchio il rientro della maison milanese significa molto, essendo il vero simbolo del «made in Italy».

Invece preoccupati i sindacati confederali che, in un comunicato congiunto dei vertici regionali, oltre a chiedere un prevedibile incontro con «Sàfilo», chiamano in causa anche «Luxottica». Se per l'azienda di Del Vecchio, dicono i sindacati (Femca-Cisl, Filctem-Cgil e Uilta-Uil) «oggi si apre una fase di espansione della sua capacità produttiva, questo non può esimere la proprietà anche dal dover affrontare, con le necessarie assunzioni di responsabilità, il nuovo scenario». Non è possibile, fanno capire i rappresentanti dei lavoratori, che un'azienda così importante per il territorio non tenga conto delle ricadute di una sua, pur legittima, scelta commerciale sulle comunità locali.

«Stiamo parlando di centinaia di posti di lavoro a rischio in "Sàfilo" - dice Paolo Da Lan, segretario Uilm di Belluno - Non è accettabile che l'operazione complessiva porti a un saldo occupazionale negativo. Credo si debba aprire un fronte per un ragionamento ampio su base territoriale e non più solo aziendale». Aggiunge il collega della Cgil, Giuseppe Colferai: «Chi ha acquisito il marchio sa benissimo che ci saranno conseguenze inevitabili sugli stock occupazionali. Sotto il profilo morale il tema non può essere accantonato». Responsabilità, tuttavia, dalle quali - secondo i sindacati - anche lo stesso gruppo Armani non può sentirsi sollevato.

La scelta di lasciare «Sàfilo», sottolineano ancora i rappresentanti dei lavoratori, non è certo dovuta alla incapacità dell'azienda padovano-bellunese a produrre gli articoli nelle quantità e qualità richieste, ma a pure valutazioni di tipo economico. Un primo incontro fra sindacati e «Sàfilo» era già previsto per lunedì prossimo per la firma di un contratto integrativo. A breve, è l'auspicio, ci dovrebbe essere un secondo vertice con i top manager dedicato al «caso-Armani».

Vedi anche...