Sacconi: «Rischiamo disoccupazione cronica. Prioritaria la formazione»
Sacconi: «Rischiamo disoccupazione cronica. Prioritaria la formazione»
Mestre - L'economia veneta deve scacciare lo spettro di una disoccupazione insanabile. Il rischio che «lo stato di inattività di molte persone si possa prolungare» per trasformarsi in una «disoccupazione cronica» è stato posto in rilievo, ieri a Venezia, dal ministro del Lavoro Maurizio Sacconi.
Ad essere minacciati non sono solo i lavoratori dipendenti: a margine del convegno «Il lavoro dopo la crisi», organizzato da Confindustria Venezia, il segretario generale Cisl Raffaele Bonanni si è fatto portavoce delle esigenze delle partite Iva. Chiedendo l'estensione degli ammortizzatori sociali anche ai lavoratori autonomi. «Farsi carico di loro significa essere completi nella rappresentanza del mondo del lavoro», ha sottolineato il segretario generale Cisl. E' necessario perciò, ha spiegato Bonanni, «assicurare gli ammortizzatori sociali anche agli atipici ». Compresi sia i co.co.pro che le partite Iva, ai quali il sindacato ha dedicato un'apposita federazione. «Sono disoccupati - ha denunciato Bonanni - ma non riescono a mettere insieme i periodi necessari per avere i sussidi». A pagare il prezzo della flessibilità non possono essere, quindi, solamente i lavoratori. «Non si è precari quando si è flessibili, ma quando la flessibilità - ha denunciato il segretario generale della Cisl - significa essere pagati meno».
Rimane quindi centrale, in questa fase, il tema degli ammortizzatori sociali. Rispetto al quale il ministro del Lavoro ha rassicurato il sindacato. Alla cassa integrazione in deroga sono stati destinati «altri 80 milioni per il Veneto». Nel corso dell'intero 2009 «abbiamo erogato 190 milioni di euro, che si aggiungono - ha ribadito Sacconi - a quelli ordinariamente concessi ». Nessun rischio, secondo il ministro del Lavoro, neppure per il prossimo anno: «per il 2010 non ci sarà problema, nel senso che le risorse per proteggere il reddito dei lavoratori costretti all'inattività saranno più che sufficienti perché questo è un obiettivo primario». «Il problema è un altro - ha aggiunto il ministro del Lavoro - è quello di verificare quanto riusciamo ad integrare le forme di protezione del reddito con l'accompagnamento della persona a una forma di attività o formativa o lavorativa».
Sacconi ha posto l'accento quindi sulla necessità di investire nella formazione delle persone oggi dal mondo del lavoro. «Non basta il sostegno al reddito», ha sottolineato Sacconi, i lavoratori devono essere «accompagnati con attività formative » da svolgere necessariamente «all'interno delle imprese». Secondo Sacconi la ripresa è già iniziata ma sarà «discontinua e selettiva». Il ministro del Lavoro teme quindi che non si fermi l'emorragia di imprese e di posti di lavoro: «In questo territorio nuove produzioni possono venire meno, ma nuove opportunità - afferma - possono aprirsi».
Massimo Favaro