STATO SOCIALE. Dibattito Cisl: molti pensano che la pensione sarà come quella dei loro genitori
STATO SOCIALE. Dibattito Cisl: molti pensano che la pensione sarà come quella dei loro genitori
Previdenza complementare, dati sconfortanti in Veneto
Scarse adesioni, ma soprattutto poca conoscenza della necessità di questa forma integrativa Salamon: le cose peggioreranno
Previdenza complementare poco conosciuta e scarsa attenzione da parte dei giovani soprattutto sul loro futuro previdenziale. Sono alcuni degli aspetti emersi ieri al convegno su welfare e previdenza, tenuto ieri nella sede Ater di Verona, organizzato dalla Cisl per «sensibilizzare tutti i lavoratori», ha detto Massimo Castellani, segretario provinciale, «al problema del futuro della loro pensione».
«Solo attraverso un maggior tasso di occupazione dei giovani e delle donne si può costruire il futuro civile del paese», ha detto l'imprenditrice Marina Salamon. «Non è una questione di mero reddito, ma di speranza e sicurezza di sé, che spesso passano dal lavoro. A mio avviso le cose tenderanno a peggiorare, e non solo per responsabilità imputabili ai Governi, bensì a più parti sociali, sindacati e imprenditori».
Un adeguato welfare potrebbe tuttavia fermare tale trend. Salamon ha richiamato l'esempio del part-time: «Per migliorarne le condizioni è necessario fare leggi, anche a livello sperimentale, che portino le donne a lavorare di più, pur continuando a conciliare lavoro e vita familiare».
«Il federalismo inciderà molto sugli aspetti della previdenza complementare, della sanità, e delle politiche sociali che subiranno un forte decentramento» ha detto Giuliano Cazzola, vicepresidente della commissione Lavoro della Camera. «Le Regioni da un alto, gli Enti locali dall'altro avranno a disposizione risorse con cui far fronte ai loro impegni verso i cittadini. Inoltre sarà incentivata la sussidiarietà orizzontale. Ci sarà, infatti, sempre più bisogno di risorse private per garantire anche i beni pubblici. Questa l'esigenza individuata in particolare nel campo della previdenza. Anche le aziende stanno convertendo la contrattazione su forme di protezione, a livello aziendale (welfare aziendale). Perciò la divisione di compiti tra pubblico e privato garantirà maggior tutela e risparmio di risorse».
Ma sulla previdenza complementare, vero aspetto emergente del welfare, non c'è abbastanza informazione né cultura da parte delle nuove generazioni: «Nonostante la possibilità di scegliere tra fondi nazionali di categoria e fondo regionale complementare, i dati di adesione nel Veneto sono sconfortanti» ha detto Bruno Silvestrin di Fondo Pensione Solidarietà Veneto. «Molti lavoratori decidono di tenere il tfr (trattamento di fine rapporto, ndr) in azienda, convinti che la propria pensione sarà come quella dei genitori. Ma per i co.co.co, per i quali il tfr non è previsto, la previdenza complementare diventa una necessità, sulla quale bisogna fare più informazione».
Per Arturo Alberti, presidente di Apindustria Verona, «per non trovarci in una società povera, anche le imprese, in quanto soggetti del territorio impegnati nell'evoluzione dell'economia complessiva del paese,devono promuovere la previdenza complementare» .
Ma quindi si potranno salvare le nostre pensioni? Nicola Sartor, docente di Scienza delle finanze all'Università di Verona ha ricordato che se da un lato «gli immigrati stanno portando forza lavoro», accrescendo il Pil e contribuendo al sistema previdenziale, dall'altro «molti giovani Italiani con alte qualifiche emigrano» non avendo più certezze sul futuro lavorativo e previdenziale. «Un buon welfare permetterà di rialzare il livello qualitativo della nostra forza lavoro». F.S.