SIULP. Filippi: «I Centri oggi sono un pericolo sia per cittadini che per i poliziotti»
SIULP. Filippi: «I Centri oggi sono un pericolo sia per cittadini che per i poliziotti»
Martedì 3 Agosto 2010, Rovigo - (e.l.t.) Proseguono le polemiche sul probabile insediamento di un Cie nell'ex base militare di Zelo. Anche il Siulp ha molto da dire sulla vicenda e a parlare è il segretario generale del Veneto, Silvano Filippi. «Lo avevamo detto sin da subito - afferma Filippi - a noi, in quanto rappresentanti dei poliziotti, non interessa tanto discutere sull'opportunità politica o sull'oggettiva necessità di costruire i Cie, ma sulla sicurezza dei nostri colleghi. Sicurezza in ordine alla quale, allo stato dell'arte, abbiamo più di un motivo di preoccupazione».
Anche per il Siulp la problematica principale è relativa a quali e quante saranno le risorse umane chiamate a gestire il controllo di sicurezza e l'amministrazione della struttura.
Le cronache delle ultime settimane, evidenzia il sindacato, danno conto delle rivolte in quasi tutti i Cie sul territorio nazionale. Il bilancio di ognuna di queste rivolte conta sempre un rilevante numero di feriti tra il personale. E tutto questo, incalza il sindacato, senza tenere conto dei rischi per chi vive nei dintorni del Cie.
Queste strutture, spiegano dal Siulp, non sono strutturate in modo da tenere separati i vari detenuti, in modo da evitare che facciano massa e possano organizzarsi per mettere in essere rivolte. Servirebbe, dunque, un numero elevato di personale specializzato.
«Peccato, però - dice Filippi - che per gli anni a venire non solo non si prevedano assunzioni per questo tipo di esigenze, ma ci sarà una perdita secca negli organici delle forze di polizia di circa ventimila unità. Se queste sono le intenzioni del ministero, ci sarà davvero di che divertirsi. Molti commissariati non riescono nemmeno a mettere in strada una pattuglia per ciascun turno di servizio. Insomma, stiamo già grattando il fondo del barile e non è più possibile andare oltre. Se questa è la realtà con la quale ci confrontiamo, crediamo che da parte nostra sia più che legittimo considerare la costruzione del Cie a Rovigo, come a Verona come altrove, un progetto rispetto al quale, in assenza di concrete rassicurazioni, non possiamo che manifestare la più ferma contrarietà».