SINDACATO. In Fiera il congresso regionale discute anche di ricucitura con Cisl e Uil a partire dai confronti locali.

Cgil, nuova idea di sviluppo Antonio Trentin. Dialogo prudente tra il segretario Viafora e i pari-grado Porto e Colamarco. Obiettivo: essere interlocutori anche oltre le trattative contrattuali

Batte forte la crisi sul Veneto "locomotiva del Nord Est": -3,9% di Pil nel 2009, crollo della produzione industriale del 16%, -4,5% nell'occupazione. La previsione è che il livello dei consumi - come in tutto l'Occidente spazzato dai crack finanziari e delle rilocalizzazioni produttive - si assesterà al -20% rispetto a tre anni fa.
A che cosa deve pensare il sindacato, oltre che alla difesa dei posti di lavoro, al potere d'acquisto delle buste-paga e alla protezione dei precari? Anche a dell'altro: al trasferimento del "modello" - quello veneto compreso - dallo sviluppo del consumo allo sviluppo del benessere.
Nel moltissimo raccontato ai delegati veneti della Cgil in congresso, ieri mattina in Fiera a Vicenza, Emilio Viafora - segretario regionale uscente e oggi probabilmente rientrante per conto della linea-Epifani largamente maggioritaria - ha inserito anche questo passaggio per così dire filosofico.
E a questa idea di benessere («una nuova qualità ambientale e sociale, fonte di crescita economica oltre che di migliore salute e minori costi») fa riferimento la speranza strategica del sindacato in questi tempi difficilissimi: tornare a essere interlocutore della politica, in sintonia con le altre grandi confederazioni Cisl e Uil, in una «contrattazione sul territorio» che tratti di politiche per l'edilizia residenziale, riordino del tessuto urbano, tutela dei livelli dei servizi pubblici, riqualificazione professionale e formazione scolastica che integri e non escluda. Un riferimento, quest'ultimo, all'attualità delle polemiche.
Sia Viafora sia Marina Bergamin - segretaria vicentina e presidente del congresso - ieri non hanno taciuto sul caso-Montecchio e sul giudizio da dare a un'Amministrazione comunale che applica la rigorosità anche a costo dell'umiliazione di una manciata di bambini davanti ai compagni: un sintomo - hanno detto in sintonia anche con Achille Variati sindaco ospite al microfono - del Veneto diventato intollerante e incapace di solidarietà.
È compito del sindacato, hanno osservato, essere interlocutore credibile per fermare questo tipo di deriva: «Nel Veneto dove più alto è il livello del volontariato - secondo Viafora - non può prevalere la cultura dell'esclusione e delle paure».
Parole dette, ovviamente, pensando all'incipiente guida leghista della Regione, ma accompagnate da una riflessione "in postivo": dove la Lega governa, nei casi migliori almeno, ha imparato obbligatoriamente a confrontarsi con le realtà che non possono solo essere uno slogan elettorale. Cioè con le scuole dove i bambini stranieri sono una larga presenza e con il mondo del lavoro che non può far scomparire gli extracomunitari quando finisce l'orario in fabbrica.
Con la Cisl e la Uil sopra citate, però, le cose vanno come vanno: lo strascico della grande spaccatura sulla nuova contrattazione e dell'accordo separato con il governo Berlusconi ha percorso tutti i riferimenti di Viafora al rapporto con le altre sigle e poi anche i saluti-risposta dei suoi pari-grado Franca Porto («no al sindacato antagonista, sì alla partecipazione ai tavoli dove si può migliorare la qualità delle politiche») e Gerardo Colamarco («si può ripartire dal ritrovarsi sulle trattative locali)».
Viafora e la Cgil veneta - in cui tra l'altro è 10 punti più forte che nella media italiana l'ala conflittuale della "tesi Moccia" (28%) - su questa possibilità di re-incontro nel "laboratorio Veneto" ci sperano: «Ho apprezzato i comuni riferimenti al risultato dell'accordo regionale per l'artigianato, scritto quando più aspra era la polemica nazionale» ha commentato il segretario.

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