SICUREZZA. Presentato il rapporto 2008 sugli interventi dello Spisal: 500 incidenti in meno, ma 5 morti invece di 3. Infortuni sul lavoro in calo ma aumentano i mortali
Diminuita anche la gravità dei lavoratori feriti: invariati quelli con oltre 30 giorni di prognosi, da 199 a 192
Infortuni sul lavoro in calo, e non solo a causa del ridimensionamento dell'attività produttiva provocato dalla crisi. A spiegarlo è stato ieri il Adolfo Fiorio, responsabile del Settore igiene pubblica dell'Ulss 5, presentando il rapporto sugli infortuni sul lavoro registrati nel 2008 nei 22 comuni dell'Ovest Vicentino che fanno capo all'Ulss di via Trento.
Il primo dato incoraggiante è che rispetto al 2007, gli episodi in cui è intervenuto il Servizio di prevenzione infortuni sul lavoro sono scesi da 3.704 a 3.207; a diminuire è stata anche la loro gravità il cui indice, ottenuto dal rapporto tra il numero di infortuni e i giorni di prognosi, passa da 8,91 a 8,86.
Diverso, invece, il dato sugli infortuni con esito mortale, che sono stati cinque a fronte dei tre dell'anno precedente; solo due di questi, però, rientrano nella casistica degli episodi legati alla produzione vera e propria. In due casi, infatti, i lavoratori deceduti era intenti a lavorare su macchinari, uno in una fonderia e l'altro in una conceria, mentre negli altri tre casi si è trattato di un pensionato che si è ribaltato con il trattore, di un artigiano che è caduto mentre stava tinteggiando una parete, e di un imprenditore edile che è caduto mentre stava stava effettuando dei lavori nella sua abitazione. «Importante è soprattutto la diminuzione degli infortuni più gravi, ovvero di quelli con oltre trenta giorni di prognosi, passati da 199 a 192 - spiega Fiorio -. Anche se la diminuzione degli infortuni registrata nel 2008 è sicuramente in parte attribuibile al minor lavoro a causa della crisi, la tendenza alla diminuzione si conferma costante negli ultimi anni; dal 2002 al 2008, infatti, il calo è stato del 28 per cento».
I settori a maggior rischio rimangono quelli classici, nell'ordine agricoltura, edilizia e trasporti, classifica che non differenzia l'Ovest Vicentino dall'andamento nazionale, così come uno degli strumenti più a rischio, in base ai dati dello Spisal, rimane la scala, sia essa a pioli, a libro o di altro genere, che nel 2008 ha fatto registrare una decina di infortuni tra quelli con prognosi oltre i trenta giorni. Numericamente, invece, il settore che ha registrato più infortuni è stato quello della meccanica con 809, seguito dalla concia con 347.
Da sfatare, secondo i dati presentati da Fiorio, il fatto che i lavoratori stranieri siano maggiormente a rischio rispetto a quelli italiani; nel 2008 i lavoratori stranieri infortunati hanno rappresentato meno del 26 per cento del totale, così come la gravità dei casi con stranieri coinvolti è in diminuzione e si conferma al di sotto della media presentata dagli infortuni a lavoratori italiani.
Peraltro, i due infortuni mortali in attività produttive vere e proprie occorsi nel 2008, hanno avuto come vittime due stranieri. «Sarà interessante fare un raffronto con i dati degli infortuni sul lavoro registrati nella nostra Ulss e quelli delle altre Ulss della provincia - ha detto il direttore sanitario Giampaolo Stopazzolo -, anche in base agli occupati per settore, in modo da avere in quadro della tendenza generale e dove si colloca la nostra area».
«Negli ultimi trent'anni vi è stato un costante e deciso miglioramento dell'attenzione e della sensibilità ai temi della sicurezza nei luoghi di lavoro da parte delle aziende - ha concluso Fiorio -, anche se c'è ancora molta strada da fare sia per quanto riguarda gli imprenditori sia i lavoratori. Rispetto alla gestione della sicurezza nelle aziende, comunque, l'andamento generale è accettabile».
Paolo Rolli